domenica, gennaio 20, 2019
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Le contraddizioni del nuovo mercato del lavoro

looking-for-a-job-68958_640L’ambiziosa riforma del mercato del lavoro e delle politiche attive varata nell’ultimo autunno sembra finalmente dopo più di 15 anni avere imboccato la strada giusta per incidere su di una materia che in Italia non ha mai brillato per performance a differenza dei maggiori paesi europei. Tanti tentativi sono stati fatti (e tanti soldi sono stati spesi) per rendere efficaci i servizi dei Centri per l’Impiego nati alla fine degli anni ’90 dalle ceneri dei vecchi Uffici di collocamento. Non si può negare che il retaggio  burocratico-amministrativo non abbia inciso sulle mediocri performance di tali servizi. Ed è proprio partendo da queste convinzioni che la riforma punta ad assegnare ai Centri per l’impiego le funzioni su cui potrebbero dare il meglio e cioè i servizi amministrativi e lasciare ai soggetti accreditati le funzioni di politica attiva. In una dimensione collaborativa tra pubblico e privato si sviluppa infatti lo schema di funzionamento del nuovo sistema.

Sono tuttavia da segnalare alcuni elementi che intralciano il nuovo tentativo di migliorare il sistema. La nuova nozione di “non occupato” infatti sta mandando in tilt le politiche attive del lavoro nelle regioni italiane, dalla Garanzia Giovani alle varie politiche in atto in ogni regione. La conseguenza dirompente è la riduzione drastica delle risorse a disposizione di ogni disoccupato per formarsi ed essere aiutato a cercare una nuova occupazione.

Sono considerati disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al portale nazionale delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità ad un’attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con i centri per l’impiego. Poniamo, per esempio, il caso di un disoccupato da sei mesi che decida di recarsi al servizio preposto  per farsi aiutare a cercare un nuovo lavoro e comunichi che sono appunto sei mesi che versa in quella condizione di disoccupato. In forza di tale “lontananza” dal mercato del lavoro, e di altri criteri, ha il diritto di beneficiare di un budget da spendere in colloqui di orientamento e di formazione per trovare una nuova occupazione.

Ma se il suo periodo di disoccupazione non fosse più lungo di alcuni giorni ecco che il suo budget si ridurrebbe drasticamente. Ed è proprio questo che accade con la nuova nozione di “non occupato” poiché la dichiarazione telematica di immediata disponibilità al lavoro viene rilasciata contestualmente alla richiesta di supporto e quindi formalmente “per legge” il disoccupato è tale solo da allora.

Un’altra forzatura introdotta dalla nuova riforma dei servizi al lavoro è rappresentata dall’eliminazione della soglia massima di reddito percepito (8.000 euro su base annua) sotto la quale un lavoratore viene considerato ugualmente disoccupato e dunque può partecipare alle politiche attive di ricerca attiva del lavoro.

Gli impatti negativi sulle politiche sono evidenti: riduzione dei massimali di budget economico dedicato ai disoccupati in cerca di nuova occupazione da una parte e riduzione dei servizi che gli operatori offrono per sostenerli nel rientro nel mercato del lavoro dall’altra. In sostanza un forte depotenziamento delle politiche attive del lavoro. E’ ammissibile un disallineamento così marcato tra regole e politiche? Forse occorre un surplus di riflessione sul tema.

Sarebbe probabilmente sufficiente precisare meglio il senso dell’art. 19 del dlgs 150/2015 confermando certamente come obbligatoria  la dichiarazione di immediata disponibilità ad un’attività lavorativa ma senza perciò conteggiare il periodo di disoccupazione dal suo rilascio ma considerando il tempo trascorso dal termine dell’ultimo impiego come distanza del  mercato del lavoro. Nella stessa direzione sarebbe sufficiente in questo caso modificare l’art. 19 e ristabilire la soglia massima di reddito percepito  sotto la quale un lavoratore viene considerato ugualmente disoccupato, anche in conformità con la condotta tenuta nei confronti dei fruitori della Naspi (art. 9 dlgs 22/2015) i quali pur  avendo un impiego sotto soglia mantengono lo stato di  disoccupazione e il sostegno al reddito.

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