Formazione Superiore

ITS/ Approvati i percorsi per il biennio 2013/2015

19 dicembre 2013
by Chiara Scarpellini

ricercaSono state approvate ( Decreto 7442 del 02/08/2013) le progettazioni esecutive presentate a valere sull’Avviso approvato con Decr. 5970 del 2 luglio 2013 da parte della 7 Fondazioni ITS già riconosciute in Regione Lombardia

I percorsi complessivamente approvati, per il triennio 2013/2015 sono 26 di cui le prime 13 edizioni prenderanno avvio entro il 31/10/2013.

Grazie all’offerta ITS i giovani lombardi possono accedere a una specializzazione tecnica di alto livello, progettata e realizzata in collaborazione con imprese, università, sistema scolastico e formativo.

Il diploma di Tecnico Superiore che si ottiene ha valore sull’intero territorio nazionale.

Per approfondire:

Decreto 7442 approvazione ITS

Allegato A – Prosecuzione progetti 2013.2015

Allegato B Progetti nuovi 2013_2015 (1)

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FORMAZIONE IN LOMBARDIA/ Qualità sopra la media OCSE

6 dicembre 2013
by Chiara Scarpellini

formazione1Sono stati resi pubblici i risultati di PISA 2012, la rilevazione internazionale a cadenza triennale, promossa dall’Ocse per accertare le competenze chiave degli studenti quindicenni nelle aree di lettura, scienze e matematica, ambito di indagine privilegiato per questa edizione. Sessantacinque i Paesi partecipanti, tra cui anche l’Italia, che ha sottoposto ai test oltre al campione nazionale, studenti di 11 regioni e due province autonome, per un totale di 31.073 studenti di 1.194 scuole, di cui rispettivamente 1.523 studenti e 56 scuole in Lombardia.

La Lombardia, collocata nella macroarea del Nord-Ovest, ottiene insieme al Nord-Est e alle Province di Trento e Bolzano risultati complessivamente superiori alla media OCSE e migliori di molti altri territori nazionali (macroraree e regioni), a conferma di un trend ormai stabile nel tempo. I dati attestano dunque che la Lombardia è al di sopra della media Ocse in tutte le aree di indagine e, se paragonati con quelli della precedente rilevazione del 2009, gli esiti segnalano una sostanziale conferma delle competenze degli studenti, con un lieve incremento in matematica e scienze (rispettivamente 517 e 529 nel 2012 contro 526 e 515 del 2009) e una conferma dei dati precedenti in lettura (521 rispetto a 522). Rispetto al focus di indagine, per quanto concerne la matematica la Lombardia si discosta di poco dalle medie degli altri paesi europei in prima fascia quali ad esempio la Svizzera (531), l’Estonia (521), la Finlandia (519), i Paesi Bassi (523), il Belgio (515).

Il successo lombardo è ancor più significativo, rispetto ai dati regionali italiani, se si tiene conto che la scuola lombarda gode di finanziamenti più o meno in linea con le altre regioni, all’interno del sistema nazionale di governo della scuola italiana. Analogamente a quelli nazionali, anche i dati lombardi di PISA 2012 necessitano di analisi statistiche più approfondite e di accurate riflessioni.

A tale scopo è stato costituito un Gruppo di lavoro formato da esperti dell’Ufficio Scolastico Regionale, di Regione Lombardia, di Éupolis e dell’Università degli studi Milano-Bicocca con il compito di approfondire l’analisi dei dati e di fornire un commento ragionato che permetta di orientare con accresciuta consapevolezza le future politiche scolastiche e di progettare interventi migliorativi, anche in prospettiva della rilevazione del 2015. La Direzione Generale e Regione Lombardia ringraziano quindi tutti coloro – personale dirigente, docente e non docente, studenti e famiglie – che hanno lavorato in questi anni per un costante miglioramento del nostro sistema scolastico ed educativo.

E’ una grande soddisfazione vedere come i risultati di Ocse Pisa sulle competenze degli studenti quindicenni confermino la bontà degli interventi della Regione Lombardia sul sistema scolastico”. Lo ha detto l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Valentina Aprea.

Gli ottimi risultati della Lombardia, insieme a quelli della provincia di Trento, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto – ha aggiunto l’assessore – dimostrano anche quanto diciamo da tempo, che i risultati giungono da una maggiore attenzione alla qualità e dagli investimenti oculati nell’innovazione, non dalla spesa pura e semplice. in questi territori – ha spiegato Aprea – il sistema scolastico raggiunge risultati migliori a fronte di un costo inferiore rispetto alla media nazionale. Una maggiore efficienza data da un minore rapporto dirigenti scolastici e docenti per studenti, grazie ad interventi di razionalizzazione delle scuole, ma soprattutto da una costante attenzione al miglioramento continuo.

Risultati che si raggiungono – ha continuato l’assessore Aprea – dando alle scuole opportunità e valutando puntualmente i risultati raggiunti, premiando le migliori esperienze e favorendone la diffusione. All’interno di una continua e proficua collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale abbiamo lavorato molto per consentire ad ogni studente di raggiungere il suo proprio successo formativo.

L’evoluzione dell’insegnamento attraverso la digitalizzazione delle scuole – ha ricordato Aprea – insieme all’avvicinamento tra il sistema educativo e il sistema impresa con il potenziamento dell’alternanza scuola lavoro, all’attivazione dei Poli tecnico professionali, alle reti stabili tra scuole e imprese, ha portato gli studenti e le scuole ad una didattica per competenze più coerente con la realtà viva.

Ciò che conta non è la quantità della spesa – ha poi aggiunto Aprea – ma la sua qualità e la valutazione degli esiti degli investimenti. Grazie al potenziamento dell’Invalsi che fece Mariastella Gelmini da Ministro dell’Istruzione oggi abbiamo anche in Italia un sistema di valutazione degli apprendimenti e l’avvio di un sistema di valutazione di tutte le scuole. Dobbiamo continuare su questa strada e raggiungere anche in Italia una cultura che chieda a tutti gli attori di rendere conto del proprio operato e dei propri risultati. I risultati della valutazione sono importanti anche per orientare le scelte di evoluzione del sistema scolastico. Il Rapporto Ocse Pisa – ha concluso l’assessore Aprea – ci mostra come i migliori Paesi abbiano sviluppato un forte sistema di formazione professionale accanto all’istruzione e abbiano dato maggiore autonomia alle scuole, anche nella scelta degli insegnanti e nella possibilità di spesa.

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ITS/ Crescono queste realtà in Lombardia

26 novembre 2013
by Chiara Scarpellini

ricercaIl sistema scolastico italiano non è più autoreferenziale, esistono reti orizzontali come i Poli tecnico-professionali, l’alternanza scuola-lavoro, i tirocini, l’apprendistato e le azioni di placement, che accompagnano gli studenti nella delicata fase di transizione tra il termine di un ciclo di studi e il successivo, indispensabili per un corretto orientamento post diploma. A questo sistema si aggiungono le filiere verticali rappresentate dagli Istituti Tecnici Superiori e dagli Ifts.

Lo ha detto l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia Valentina Aprea, intervenendo oggi all’assemblea plenaria dedicata agli Its, organizzata nell’ambito delle iniziative che si svolgono a ‘Job&Orienta’, mostra-convegno nazionale su orientamento, scuola, formazione e lavoro.

Ai lavori era presente anche Gabriele Toccafondi, sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, che ha sottolineato la straordinaria capacità degli Its di interpretare al meglio le esigenze delle aziende, che spesso sono coinvolte nelle Fondazioni che gestiscono questi percorsi formativi, in quanto costruiscono profili professionali specifici e di immediato assorbimento da parte del mercato del lavoro.

Molti giovani, dopo il diploma presso gli Its, trovano con facilità contratti a tempo indeterminato presso quelle stesse imprese che li hanno ospitati come studenti e stagisti. Ci vogliono passione e coraggio – ha detto Toccafondi – per uscire da questa situazione di crisi che, per i giovani, ha assunto dimensioni preoccupanti: disoccupazione oltre il 40 per cento, a fronte del fatto che, secondo i dati Unioncamere, ci sono in Italia 135.000 aziende che non riescono a trovare personale con qualifiche e requisiti adeguati.

A nome delle Regioni, l’assessore Aprea ha rivolto un invito al sottosegretario, chiedendo Una semplificazione della governance: ci vogliono strutture leggere, più agili, pronte a rispondere alle esigenze delle aziende. So che il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca sta riflettendo su questa esigenza.

Miur, Regioni e aziende sono presenti nelle Fondazioni che gestiscono gli Its che hanno il pregio di “Avvicinare il mondo della scuola al mercato del lavoro ma anche – ha spiegato l’assessore Aprea – la straordinaria capacità di creare una nuova classe dirigente composta da giovani formati ‘on the job’.

Tra gli Istituti lombardi citati come best practice nel corso del convegno, l’Its Lombardo Mobilità Sostenibile di Somma Lombardo (Varese), che offre diploma di Tecnico superiore per la manutenzione degli aeromobili e di Tecnico superiore per la progettazione ed il montaggio nelle costruzioni aeronautiche.

Presso lo stand di Regione Lombardia il sottosegretario Toccafondi ha potuto constatare la qualità delle proposte formative presenti a Verona. Tra le eccellenze, anche la sfilata di moda classica realizzata dagli studenti dell’Accademia del Teatro alla Scala, oggi strutturato in 4 dipartimenti,  Musica, Danza, Palcoscenico-Laboratori, Management, che coprono tutti i profili professionali legati al teatro musicale, con un’ampia offerta didattica, articolata in corsi di formazione, specializzazione e workshop.

In scena una rivisitazione di due personaggi pucciniani; la Manon Lescaut, nobildonna di fine ’700 con abiti dai tessuti ricchi abbondanti di decorazioni e una giovane Tosca, personaggio che fu interpretato anche da Maria Callas, affiancata da Giuseppe Di Stefano e Tito Gobbi, che consegnò alla storia un’interpretazione mai più eguagliata e con la quale diede l’addio alle scene a soli 42 anni, dopo 25 anni di carriera.

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ifpIn Regione Lombardia abbiamo avuto una forte evoluzione della IeFP e oggi possiamo dire che abbiamo un sistema compiuto, innovativo, efficace ed efficiente. Siamo partiti con 600 iscritti nell’anno formativo 2002/03 e arrivati agli attuali 61.500 allievi. Lo ha ricordato  l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Valentina Aprea intervenendo all’incontro organizzato per promuovere l’iniziativa nazionale perché nessuno si perda proposta da Acli, Compagnia delle Opere e dai Salesiani a sostegno della formazione professionale.

L’appello per sostenere il futuro dei giovani nel nostro Paese, sottoscritto dall’assessore Aprea, insieme ai dieci punti del programma è disponibile sul sito www.formazioneprofessionalelombardia.it. Il documento considera l’istruzione e formazione professionale (IeFP) risorsa strategica per combattere gli abbandoni scolastici e aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro.

L’assessore regionale ha assicurato il massimo impegno personale e della Giunta guidata dal presidente Maroni per sostenere i percorsi formativi professionalizzanti post terza media e post diploma superiore.

Nel bilancio di Regione Lombardia di quest’anno – ha dichiarato Aprea – sono garantiti i finanziamenti, per il 2015-2016 arriveranno i fondi dell’Unione Europea. Devo però lamentare che nel riparto nazionale stabilito dal Ministero del Lavoro per la formazione professionale delle Regioni la Lombardia, insieme a Veneto e a Friuli Venezia, è rimasta penalizzata in quanto le risorse assegnate non premiano gli sforzi che stiamo sostenendo per questi percorsi.

Dal 2009 – ha sottolineato Aprea – abbiamo attivato anche il quarto anno per il diploma professionale, a cui ormai si iscrive più del 50% dei qualificati. Dal 2010 è attivo il corso annuale per l’accesso all’esame di Stato, ma anche la possibilità di raggiungere la qualifica di IeFP attraverso l’apprendistato, secondo quel modello duale tedesco che tutti guardano come alla base del successo della Germania”. Ogni anno in Lombardia si iscrive alla IeFP ben il 18% dei ragazzi che escono dalla scuola media inferiore e, insieme alle competenze chiave di cittadinanza, apprendono quei mestieri portanti per la nostra economia: la ristorazione, l’elettronica, la meccanica, i servizi per la persona, la grafica, la moda e l’abbigliamento, la trasformazione agroalimentare, la chimica.

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FONDI UE/ Regione Toscana pensa alla programmazione 2014-2020

13 novembre 2013
by Chiara Scarpellini

EuropL’attività di formazione è cruciale per lo sviluppo della Toscana e per questo la Regione vi dedica particolare attenzione. Lo ha detto l’assessore alle attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco Simoncini nel suo intervento al convegno promosso da Anci Toscana “Il futuro in gioco”. In particolare, l’assessore è intervenuto sul tema delle politiche formative nella nuova programmazione dei fondi 2014-2010. Il Fondo sociale europeo – ha detto l’assessore – è stato e continuerà ad essere lo strumento principale per quanto riguarda l’investimento sul capitale umano e quindi per le politiche formative, che costituiscono una parte importante delle attività finaziate dal programma operativo regionale del fondo. Non solo. In questi anni di crisi l’Fse è stato lo strumento principale che ha permesso la tenuta sociale, con gli interventi sulla cassa integrazione in deroga e per l’orientamento dei lavoratori e delle lavoratrici espulse dal mercato del lavoro. E’ uno strumento di cui non potremo fare a meno, nemmeno in futuro e per questo stiamo lavorando, sia nei confronti del governo nazionale che della commissione europea, per riuscire a determinare quanto prima i contenuti del nuovo programma regionale. L’assessore ha sottolineato il fatto che, nonostante le performance della formazione professionale in Toscana siano migliori rispetto a quelli di altre regioni, la Regione ha deciso comunque di mettere mano ad una profonda riforma del sistema, con l’obiettivo di renderla più adeguata alle esigenze di competitività ed innovazione del sistema produttivo e più legata al fabbisogno dei territori.

I dati sulla formazione in Toscana – ha spiegato Simoncini – mettono in luce che la partecipazione e i risultati occupazionali sono migliori rispetto alla media nazionale. Ma la necessità di rendere la nostra economia più competitiva e reattiva rispetto alla crisi in atto ci ha spinto ad una riflessione che ha coinvolto tutti i soggetti del settore, con l’obiettivo di far fare al sistema della formazione professionale un salto di qualità ulteriore, legandolo sempre di più alle esigenze del sistema produttivo toscano. Dopo che il Consiglio Regionale avrà discusso il documento approvato qualche settimana fa dalla giunta, si aprirà il confronto con le parti sociali e con gli enti locali per arrivare alla definizione puntuale della proposta di legge. Saranno i poli formativi territoriali il fulcro attorno al quale ruoterà il nuovo sistema toscano della formazione professionale. Questi centri di formazione regionale tematici, dovranno essere al centro di una rete che veda la sinergia fra istruzione tecnica e professionale, organismi di formazione, università e centri di ricerca ed innovazione, imprese e sindacati. I centri formativi, su base territoriale – ha proseguito – saranno il punto di riferimento per un’offerta formativa stabile, in un’ottica di medio lungo periodo e su ambiti di intervento definiti in forte integrazione con le necessità del sistema economico toscano nelle sue diverse specializzazioni. A questo, che sarà il canale principale, si affianca un secondo canale, più legato alle esigenze del breve periodo, costituito dalla messa a bando delle attività di volta in volta necessarie a completare l’attività formativa dei poli. Un terzo canale, sarà, infine, quello dell’offerta da catalogo, riservata alla domanda individuale di crescita professionale dei singoli cittadini. I tre canali saranno parte integrante di un’unica offerta formativa pubblica, riconoscibile e trasparente, basata su una valutazione seria di fabbisogni e risultati. Saranno quindi rivisti sia il sistema di governance della formazione pubblica, con l’obiettivo di affidare alla Regione la determinazione delle scelte programmatiche fondamentali attraverso una lettura dei fabbisogni espressi dai territori, sia le modalità di accreditamento degli organismi formativi, snellendo il carico burocratico ma accrescendo le garanzie per gli utenti e semplificando i controlli. A questi due temi, si aggiunge quello della certificazione delle competenze, che sarà sviluppato anche in sintonia con il sistema nazionale.

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eticaeconFinanziamenti per potenziare l’orientamento in uscita dalla scuola secondaria e per la lotta alla dispersione, innovazioni nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, novità sul fronte dell’edilizia scolastica, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica. Sono questi alcuni dei principali contenuti del decreto legge “L’istruzione riparte”, approvato lo scorso 7 novembre in Parlamento.

Sul fronte della dispersione scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, il decreto prevede risorse pari a 15 milioni di euro (3,6 per il 2013, 11,4 per il 2014). Sarà avviato un Programma di didattica integrativa che contempla il rafforzamento delle competenze di base e metodi didattici individuali e il prolungamento dell’orario per gruppi di alunni nelle realtà in cui è maggiormente presente il fenomeno dell’abbandono e dell’evasione dell’obbligo, con attenzione particolare alla scuola primaria e all’integrazione degli alunni stranieri. L’amministrazione scolastica potrà promuovere, in collaborazione con le Regioni, progetti che prevedano attività di carattere straordinario anche contro la dispersione scolastica da realizzare con il personale delle graduatorie provinciali.

Saranno inoltre previste misure per far conoscere agli studenti il valore educativo e formativo del lavoro, anche attraverso giornate di formazione in azienda. Verrà avviato un programma sperimentale per gli anni 2014/2016 per permettere agli studenti degli ultimi due anni della scuola secondaria di secondo grado periodi di formazione presso le aziende. Gli Istituti tecnici superiori potranno stipulare convenzioni con imprese per la realizzazione di progetti formativi congiunti per un periodo di formazione regolato da un contratto di apprendistato, possibilità che riguarderà anche le Università.

Per far fronte alle carenze strutturali delle scuole, per la costruzione di nuovi edifici scolastici, per l’adeguamento o la costruzione di nuove palestre nelle scuole ed edifici e residenze universitarie di proprietà degli enti locali, le Regioni potranno contrarre mutui trentennali, a tassi agevolati, con la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, la Cassa depositi e prestiti o con istituti bancari. Gli oneri di ammortamento saranno a carico dello Stato.

Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, ha dichiarato che i decreti attuativi del dl Istruzione sono pronti. “Ora – ha aggiunto il ministro – occorre portare a termine il lavoro avviato con questo primo importante passo avanti, per arrivare ad una vera riforma del nostro sistema, che porti definitivamente l’Istruzione, l’Università e la Ricerca al centro della risposta alla crisi che il nostro Paese sta attraversando”.
In allegato l’infografica che illustra i contenuti del decreto, realizzata dal Miur.

MIUR-istruzione-infografica-07-11-13

 

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formaz tecnUna nuova fotografia dell’attuale sistema di istruzione e formazione nell’intera Ue è stata fornita dall’ultimo monitoraggio annuale pubblicato dalla Commissione europea lo scorso 30 ottobre.
Lo studio per il 2013 fornisce un quadro dei progressi di ciascun paese in relazione a parametri di riferimento e indicatori specifici ed evidenzia le più recenti tendenze ed analisi politiche. Accompagnato da 28 relazioni individuali per paese e da uno strumento di visualizzazione online, il documento fornisce un grande numero di dati destinati a facilitare l’applicazione di una politica dell’istruzione fondata su elementi concreti a livello europeo.

Sedici Stati membri hanno tagliato le spese per l’istruzione tra il 2008 e il 2011 e in sei Stati ci sono stati ulteriori significative diminuzioni di spesa nel 2012. Il monitoraggio di quest’anno conferma il calo nel tasso di occupazione dei giovani che hanno concluso da poco il loro ciclo di studi con almeno una qualifica secondaria superiore: solo il 76% trova infatti un lavoro, rispetto all’82% del 2008. Mentre per tutti gli Stati membri risulta ancora evidente il vantaggio assicurato in termini di occupazione da una laurea universitaria, ben un quinto della popolazione Ue in età lavorativa con un titolo di studio universitario occupa posti di lavoro che di norma richiedono qualifiche inferiori. Malgrado gli elevati livelli di disoccupazione, quindi, siamo di fronte a un preoccupante divario tra le competenze fornite dai sistemi dell’istruzione e della formazione e quelle richieste dal mercato del lavoro.

Ai dati forniti dal Monitoraggio 2013 si aggiungono nuove relazioni tecniche, come uno studio sull’abbandono dell’istruzione superiore e uno studio sulla mobilità nel campo dell’apprendimento.
Il tasso di abbandoni prematuri dell’istruzione e della formazione continua a calare, attestandosi sul 12,7%. L’obiettivo Ue per il 2020 è il 10% o meno. Con un tasso di disoccupazione tra i giovani che lasciano prematuramente la scuola lievemente superiore al 40%, la sfida più impegnativa sarà la transizione dalla scuola al mondo del lavoro. Tale transizione viene agevolata da tirocini di alto livello, apprendistati e modelli di apprendimento basati sul “sistema duale”, che combinano l’istruzione con l’esperienza pratica. Negli Stati membri che dispongono di sistemi ben sviluppati di istruzione basata sul lavoro, gli studenti provenienti da cicli di istruzione e formazione professionale incontrano minori difficoltà nel passare dalla scuola al mondo del lavoro. Ma anche il movimento opposto, dal lavoro alla formazione, richiede maggiore attenzione: solo l’1% dei giovani tra 18 e 24 anni segue attività di apprendimento non formali dopo avere abbandonato il percorso di apprendimento formale.
Mentre il tasso di completamento dell’istruzione terziaria nell’UE sta lievemente aumentando, e ha raggiunto il 35,7% avvicinandosi così all’obiettivo Europa 2020 (40%), gli sforzi politici si spostano verso la riduzione dei tassi di abbandono, il rafforzamento della qualità e della pertinenza nonché la promozione della mobilità internazionale degli studenti.

In allegato la scheda relativa all’Italia contenuta nel Monitoraggio 2013.

monitor2013–Scheda-Italia

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TIROCINI/ Le Regioni regolamentano: indennità per tutti

2 novembre 2013
by Alessandro Panzarasa

tirocinio-300x200I tirocini formativi e di inserimento lavorativo in Italia rappresentano, nel rigido sistema del mercato del lavoro italiano, uno dei pochi spazi reali in cui la formazione e l’esperienza lavorativa s’incontrano.  E’ risaputo che le competenze  istituzionali in merito a questa materia appartengono alle Regioni le quali per anni sono andate ognuna per la propria strada con regolamentazioni territoriali spesso divergenti e comunque  senza punti di riferimento comuni. Lo scorso anno il Governo Monti con la legge 92/12 (art.1 comma 34) ha indicato una strada per coordinare per quanto possibile  le varie discipline regionali garantendo nello stesso tempo l’autonomia concessa alle Regioni dal Titolo V della Costituzione. Il tentativo è da iscriversi in una tendenza comune ad altre materie e anche ad altre forme di incrocio lavoro/formazione (per esempio l’apprendistato di cui sono state recentemente approvate in Conferenza Stato-Regioni le Linee Guida Nazionali a cui tutte le Regioni dovranno attenersi).

Le Linee Guida in materia di Tirocini sono state approvate il 24 gennaio 2013 in Conferenza Stato-Regioni  ed avrebbero dovuto essere recepite nelle normative regionali entro il 24 luglio di quest’anno. La situazione ad oggi è la seguente: 12 Regioni hanno recepito compiutamente le Linee Guida, 5 più 2 Province autonome in modo parziale e 2 risultano ancora oggi inadempienti. Ultima in ordine di tempo – ad oggi – Regione Lombardia la cui delibera sarà pubblicata a giorni.

Va subito detto che l’intento del Governo Monti  deve essere valutato molto positivamente poiché cerca di mettere la parola fine a un proliferare di regolamentazioni che complicano l’utilizzo dell’istituto.  Quindi la direzione dell’intervento non può che essere condivisa e valorizzata. D’altra parte risulta innegabile il fatto che le regolamentazioni risentono ancora delle autonomie regionali poiché le Linee guida sono state concepite come standard minimi per cui ogni Regione può modulare la propria normativa alzando l’”asticella” secondo i propri intendimenti. Per esempio su uno dei temi più “caldi” quale è quello dell’indennità di partecipazione si notano differenze che variano tra i 300 e i 600 euro mensili. Tuttavia è da segnalare il fatto che le Linee Guida rendono obbligatoria la corresponsione dell’indennità, ma non l’ammontare che ogni Regione definisce autonomamente.  E a ben guardare l’effetto è significativo poiché per esempio in Lombardia (DGR 3153 del 20/3/2012) come in altre Regioni, l’indennità era assolutamente facoltativa, mentre in altre  risultava già obbligatoria. Se mai sarebbe utile domandarsi se sia stata una scelta felice o se invece l’obbligatorietà dell’indennità non rappresenti in realtà un acceleratore dell’abuso più frequente e cioè dell’intendere il tirocinio come un “contratto sostitutivo” al contratto di lavoro.

Complessivamente, pur nelle diversità che permangono tra le normative regionali, sui punti più rilevanti (durata, soggetti promotori, indennità, n° max tirocinanti in azienda) i range di differenza sono piuttosto contenuti con alcuni casi isolati di forte diversità. Per esempio sulla durata, tranne una Regione che misura in ore (500) la durata massima, le altre si attestano praticamente tutte sulle indicazioni delle Linee Guida; la scelta dei soggetti promotori è allineata con un blocco comune a tutte le Regioni (soggetti accreditati per la formazione e/o i servizi al lavoro e scuole) più soggetti espressione di specificità e sensibilità regionali (per esempio soggetti attivi nel volontariato); così come per il n° massimo di tirocinanti in azienda le Regioni si sono allineate alle indicazioni delle Linee Guida con alcune varianti ma sempre in range di differenza contenuti.

In sostanza si può osservare che è in atto un cambiamento di metodo di lavoro tra le Regioni e tra le Regioni e lo Stato, e che naturalmente occorre compiere altri passi decisi in questa direzione, ma risulta molto positivo che si sia imboccato un percorso virtuoso che mira ad unificare per quanto possibile le regolamentazioni regionali. D’altra parte finche esisteranno competenze esclusive delle Regioni in materia risulta difficile istituire una legislazione uniforme. Ma evidentemente ciò che osta non è la materia “tirocinio”.

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fpSaranno i poli formativi territoriali il fulcro attorno al quale ruoterà il nuovo sistema toscano della formazione professionale, così come sarà delineato dalla riforma il cui percorso è stato avviato dalla giunta con l’approvazione del preliminare della proposta di modifica della legge 32 (testo unico in materia di istruzione, formazione e lavoro). A presentare la proposta è stato l’assessore alle attività produttive lavoro e formazione Gianfranco Simoncini.

I dati statistici sulla formazione – spiega l’assessore – mettono in luce che, in Toscana, sia la partecipazione che i risultati occupazionali sono migliori rispetto alla media nazionale. Ma la necessità di rendere la nostra economica più competitiva e reattiva rispetto alla crisi in atto ci ha spinto ad una riflessione che ha coinvolto tutti i soggetti del settore con l’obiettivo di far fare al sistema della formazione professionale un salto di qualità ulteriore, legandolo sempre di più alle esigenze del sistema produttivo toscano, strutturandolo e radicandolo maggiormente nel territorio.

L’assessore ha spiegato che, nel quadro di un’organizzazione più strutturata e stabile, i poli formativi territoriali dovranno essere al centro di una rete che veda la sinergia fra istruzione tecnica e professionale, organismi di formazione, università e centri di ricerca ed innovazione, imprese e sindacati. I poli formativi su base territoriale – afferma Simoncini – saranno il punto di riferimento per garantire un’offerta formativa stabile, in un’ottica di medio lungo periodo e su ambiti di intervento definiti in forte integrazione con le necessità del sistema economico toscano nelle sue diverse specializzazioni. A questo che sarà il canale principale, si affiancano un secondo canale, più legato alle esigenze del breve periodo, costituito dalla messa a bando delle attività di volta in volta necessarie a completare l’attività formativa dei poli. Un terzo canale sarà infine quello dell’offerta da catalogo, riservata alla domanda individuale di crescita prof essiona le da parte dei singoli cittadini.

I tre canali saranno parte integrante di un’unica offerta formativa pubblica. Un’offerta riconoscibile e trasparente – prosegue Simoncini – sia nei contenuti che nei tempi, basata su una valutazione seria dei fabbisogni e dei risultati”. Quanto alla governance del sistema, sarà necessario fare i conti con la riforma in atto delle Province, cui è attualmente demandata l’attività di formazione. L’obiettivo è quello di affidare alla Regione la determinazione delle scelte programmatiche fondamentali attraverso una lettura dei fabbisogni espressi dai territori. Un altro degli obiettivi della riforma sarà quello di rivedere le modalità di accreditamento degli organismi formativi, snellendo il carico burocratico ma accrescendo le garanzie per gli utenti, semplificando i controlli. A questi si aggiunge il tema della certificazione delle competenze, che sarà sviluppato anche in sintonia con il sistema nazionale, in modo da garantire ai cittadini toscani il diritto al riconoscimento e alla valorizzazione delle competenze acquisite, sia in contesti formali che informali.

Dopo che il Consiglio Regionale avrà discusso il documento preliminare, si aprirà il confronto con le parti sociali e con gli enti locali per arrivare alla definizione puntuale della proposta di legge.

La formazione è uno degli strumenti principali per lo sviluppo. In qualunque età della vita. La Toscana sul fronte della formazione della popolazione adulta, fra i 25 e i 64 anni, registra performance positive, sia rispetto alla media nazionale che a quella delle regioni del centro-nord. Dal 2008 al 2011 la partecipazione delle persone senza lavoro all’attività di formazione è aumentata progressivamente: nel 2011 si trattava del 6,4%, a fronte di una media nazionale del 5,7%. La Toscana si pone così al secondo posto, con l’Emilia Romagna e dopo il Trentino Alto Adige, per l’apprendimento permanente. Restano criticità, in particolare, per quanto riguarda i giovani (nel 2011 nella fascia di età 15-29 il 17% dei giovani non studia, nè frequenta corsi di formazione, né lavora), per questo la riforma della formazione, ha assicurato Simoncini, dedicherà a questi soggetti, così come ai disoccupati, ai lavoratori espulsi da imprese in crisi, alle donne, ai precari, una particolare attenzione.

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APPROFONDIMENTI…

25 ottobre 2013
by Chiara Scarpellini

libroPubblichiamo di seguito un elenco di link ad approfondimenti tematici:

- “Il ruolo della scuola e della formazione”

L’inclusione sociale va intesa come la situazione in cui le persone hanno l’opportunità di vivere secondo le proprie scelte e valori e di poter migliorare le proprie condizioni di vita. Educare all’inclusione significa includere le soggettività delle persone all’interno di una comunità condivisa e solidale. In questo contesto, il Miur dal 2009 è impegnato ad applicare nelle scuole il modello Icf, il nuovo paradigma sul concetto di salute globalmente intesa come benessere psico-fisico socio/ambientale.

Pavoncello_ Ruolo della scuola e della formazione

 

- “La valutazione di efficacia delle politiche di sostegno e accompagnamento al più rapido e migliore reinserimento lavorativo. Proposta per innestare una buona pratica valutativa europea cogliendo le opportunità offerte dalle trasformazioni in atto nel sistema di workfare italiano”

Il documento affronta il tema generale della valutazione delle politiche del lavoro. I suoi connotati applicativi vengono sviluppati nell’ambito della valutazione delle politiche di accompagnamento al reinserimento lavorativo delle persone che hanno perso il lavoro. L’obiettivo è quello di: avanzare una proposta, sul piano metodologico generale e di sistema, per la valutazione di efficacia delle politiche di sostegno e accompagnamento al reinserimento lavorativo dei lavoratori licenziati, capace di innestarsi proficuamente sui processi di trasformazione/evoluzione che, nell’ultimo quadriennio (2009-2012), hanno ridisegnando il sistema di workfare italiano.

De Vincenzi_Valutazione_efficacia_politiche di sostegno

 

- “Le politiche attive del lavoro collegate ai trattamenti in deroga: l’attuazione del programma di contrasto alla crisi occupazionale nella Regione Marche”

Il paper espone i risultati scaturiti dall’analisi effettuata, nel periodo 2009-2012, su uno specifico contesto territoriale – la Regione Marche – come esito della prima fase conoscitiva (ricognitiva) di un processo sperimentale in corso di realizzazione, finalizzato alla condivisione di percorsi di analisi valutativa ad hoc sugli interventi di politica attiva collegati ai trattamenti di sussidi al reddito in deroga, nell’ottica di istituzionalizzare pratiche di policy evaluation.

DeVincenzi_Giuliani_Poli_Politiche attive del lavoro

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peersIl Registro nazionale dei pari è l’elenco degli esperti italiani sulla metodologia Peer review (revisione fra pari) applicata all’istruzione e alla formazione professionale.
La Peer review è una metodologia che prevede la combinazione fra valutazione interna ed esterna ed interessa tutti gli organismi accreditati con l’obiettivo di accrescerne le performance, così come previsto nel Piano nazionale per l’assicurazione di qualità che recepisce le indicazioni della Raccomandazione europea sulla garanzia di qualità.
Il Modulo di candidatura e i requisiti necessari per richiede l’iscrizione nel registro, sono disponibili nella sezione del sito Isfol dedicata al Reference Point nazionale per la garanzia di qualità nell’istruzione e formazione professionale.

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formaz tecnIl livello d’istruzione degli imprenditori è direttamente correlato alla riduzione della precarietà e all’aumento della produttività dell’impresa. Tale relazione emerge dalle analisi empiriche realizzate dai ricercatori Isfol sui dati della Rilevazione longitudinale su imprese e lavoro (Isfol-Ril) del 2010 e che sono state recentemente presentate da Andrea Ricci all’ultimo convegno Aiel del 27 settembre scorso e precedentemente presso l’Istituto superiore di sanità il 16 settembre.
Le informazioni offerte da Ril, uniche al livello nazionale, delineano da un lato il profilo demografico degli imprenditori italiani, dall’altro la propensione delle imprese ad assumere con contratto a tempo indeterminato, la produttività e infine la natura delle relazioni industriali, in particolare la contrattazione di secondo livello sui salari.
Le analisi dimostrano che il capitale umano dell’imprenditore è una variabile cruciale per la ‘salute’ dell’impresa e dei lavoratori – sottolinea Ricci – e in questo senso, alla luce dei dati emersi da Ril, il fatto che gli imprenditori italiani risultino meno istruiti e più anziani di quelli dei competitori europei, rappresenta un vincolo esogeno all’attuazione di politiche di sviluppo della produttività, di innalzamento dell’eguaglianza e di contrasto alla precarietà.
Per dare un’idea della distanza dal resto d’Europa, basti pensare che, come suggeriscono le evidenze della rilevazione, il 23% degli imprenditori italiani risulta laureato a fronte ad esempio del 50% della vicina Germania. “Oltre a raggiungere risultati produttivi migliori, l’imprenditore più istruito dimostra maggiore lungimiranza e senso di equità”, aggiunge Ricci. Rispetto a realtà gestite da imprenditori meno istruiti, infatti, quelle guidate da un laureato presentano i seguenti fenomeni:
• riduzione in media del 10% della quota dei contratti a tempo determinato;
• aumento della probabilità di introdurre schemi di contrattazione integrativa sui salari ovvero la propensione dell’imprenditore a riconoscere attraverso i premi una parte dei profitti dell’impresa ai lavoratori;
• aumento della produttività dal 10% al 40% a seconda della tipologia di impresa.
Il capitale umano della classe imprenditoriale è dunque una variabile strategica per lo sviluppo del tessuto produttivo, un elemento dal quale non si può più prescindere quando si vogliano mettere in campo politiche di sostegno e sviluppo del mercato del lavoro.

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APPRENDIMENTO & NEUROSCIENZE/ Ecco le nuove frontiere

25 ottobre 2013
by Chiara Scarpellini

neuroscienzeE’ noto come il processo di apprendimento sia tanto più efficace quanto più coinvolge i diversi sensi dell’individuo che apprende, associandoli alle emozioni provate. In tal senso, la memorizzazione di eventi può essere considerata un imprinting multisensoriale, che si forma con il concorso di tutti i sensi, e l’apprendimento può essere pensato come architettura multisensoriale, come combinazione intenzionale di pensiero, emozioni, azione e movimento.
Da questo presupposto ha preso avvio il Convegno Movimento e Cervello. L’azione come potenziamento della capacità di apprendere: l’apporto delle neuroscienze, organizzato dall’Associazione Siot – Società italiana di outdoor training nel settembre 2013 alla Camera di Commercio di Padova. La regia dell’evento è stata curata da Marco Rotondi, presidente di Siot e promotore della metodologia dell’outdoor training in Italia. Il Convegno ha approfondito, nella mattinata, la relazione che intercorre tra movimento – come condizione biologica, naturale, dell’uomo – e apprendimento.
Recentemente, le scoperte sui neuroni-specchio da parte del gruppo di ricercatori dell’Università di Parma coordinato da Giacomo Rizzolatti hanno evidenziato nuovi ambiti di studio sulla relazione tra percezione, movimento ed apprendimento. Questi neuroni, localizzati nella circonvoluzione frontale inferiore e nel lobo parietale inferiore, non solo sono attivi quando i soggetti compiono determinate azioni, ma si attivano anche quando i soggetti vedono compiere da altri una stessa determinata azione. L’intervento di Giovanni Buccino, dell’Università di Catanzaro, ha evidenziato in particolare il rapporto che intercorre tra neuronispecchio e imitazione, restituendo a questa antica modalità di apprendimento una nuova prospettiva di ricerca pedagogica, oltre che neurobiologica.
Metodologie formative come l’outdoor training possono aiutare e sostenere il processo di apprendimento attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti e ruoli in cui il soggetto, attivo protagonista, mette in campo le proprie risorse e competenze per l’elaborazione di strategie dirette al raggiungimento di un obiettivo. Il contributo al Convegno di Pierluigi Richini, responsabile del Gruppo di ricerca “Modelli e strumenti per la formazione alla managerialità e all’imprenditorialità” dell’Isfol ha focalizzato i principali risultati di una ricerca qualitativa dell’Istituto sull’impiego di metodologie esperienziali di formazione continua (tecniche cinematografiche, teatrali, musicali e artistiche; tecniche narrative; learning tour; business game; coaching e counseling, oltre allo stessa metodologia dell’outdoor training).
La complessità delle nuove dimensioni di analisi dei processi di apprendimento ha evidenziato, quindi, la necessità di far evolvere il profilo professionale dei formatori, le cui prassi sono spesso ancora troppo ancorate a poco efficaci modalità “monosensoriali”, così come di promuovere tra i soggetti della programmazione della formazione (Regioni, Fondi ecc.) una maggiore sensibilità alle nuove metodologie di crescita delle conoscenze.

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EUROGUIDANCE/ Ultime novità sulla formazione in Europa

25 ottobre 2013
by Chiara Scarpellini

europeUn concentrato di informazioni sui recenti cambiamenti intervenuti nel sistema italiano di istruzione e formazione e uno sguardo alle ultime novità lanciate dall’Europa. E’ stata una giornata ricca di interventi e stimoli quella organizzata dal Centro Euroguidance Italy il 10 ottobre presso la sede dell’Istituto.
Il tradizionale appuntamento annuale di informazione e formazione, riservato ai membri della rete, ha fatto il punto su tutto quanto ruota intorno al concetto di mobilità per motivi di studio o lavoro, a partire dalle opportunità offerte dal nuovo programma europeo Erasmus Plus, fino alla complessa questione del riconoscimento dei titoli e delle qualifiche quando ci si reca in uno stato diverso da quello di provenienza. Aspetto questo che chiama in causa gli strumenti messi in campo a livello europeo per agevolare la mobilità dei cittadini e creare uno spazio europeo della conoscenza che non conosca confini o barriere: Europass, Eqf, Ecvet, Esco. Con un occhio sempre attento al processo di miglioramento continuo, ovvero alla qualità applicata all’istruzione e della formazione (Eqavet).
A presentare il tutto i diversi ricercatori dell’Istituto impegnati da sempre su questi temi in un gioco continuo di rimandi da un argomento all’altro. L’Isfol infatti, oltre che essere Centro nazionale Euroguidance, è Agenzia nazionale del Lifelong learning programme-Leonardo da Vinci, Reference point per la garanzia di qualità, Punto di coordinamento Eqf e Centro nazionale Europass.
Collabora inoltre con la Commissione europea nella produzione di dati e strumenti in tema di competenze e occupazione per l’attuazione del progetto Esco, èd è coordinatore del Gruppo di esperti nazionali Ecvet. Un testimone privilegiato che restituisce alla comunità uno sguardo attento e approfondito.
I membri della rete Euroguidance sono per lo più operatori di strutture che offrono servizi ai cittadini, formatori e docenti. Punti di snodo e contatto diretto con le persone che effettivamente beneficiano delle iniziative programmate. E’ fondamentale quindi per loro acquisire informazioni chiare e dettagliate per poterle poi riversare sulle realtà locali e dare così attuazione alle politiche.

Per approfondire:

Materiale Euroguidance

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ocseGli italiani si collocano all’ultimo posto fra i paesi Ocse nelle competenze alfabetiche (literacy) e al penultimo in quelle matematiche (numeracy), fondamentali per vivere nel mondo d’oggi e cioè per la crescita individuale, il lavoro e l’inclusione sociale. Lo rivela l’indagine Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) realizzata dall’Isfol su incarico del ministero del Lavoro e promossa dall’Ocse in 24 paesi, con l’obiettivo di mettere in luce il livello di competenze di chi ha tra i 16 e i 65 anni.
Va detto che si registra una tendenza al miglioramento da parte della popolazione italiana, come emerge dal confronto con precedenti indagini realizzate dall’Ocse su questo fronte (Ials ed All). Viceversa gran parte degli altri paesi rimane stabile o addirittura segna un peggioramento. La distanza dell’Italia rispetto alla media si è quindi ridotta. In particolare, è diminuita nel nostro paese la percentuale di coloro che si posizionano nei livelli più bassi di competenza. I dati mostrano inoltre una significativa riduzione del divario tra maschi e femmine, grazie al positivo trend delle donne. Tra l’altro, emerge un più alto livello di competenze delle disoccupate rispetto ai disoccupati maschi, a dimostrazione che vi potrebbe essere un significativo capitale femminile da valorizzare maggiormente sul piano professionale.

Le competenze analizzate dall’indagine Piaac sono espresse in una scala da 0 a 500 e il punteggio medio degli adulti italiani in literacy è pari a 250, contro una media Ocse di 273, mentre in numeracy è 247 rispetto a 269. I punteggi sono riconducibili a 6 diversi livelli di competenze e il livello 3 è considerato il minimo indispensabile per “vivere e lavorare nel XXI secolo”. In riferimento alle competenze alfabetiche il 29,8% degli adulti italiani si colloca al livello 3 o superiore, il 42,3% al livello 2 e il 27,9% non supera il livello 1. Quanto alle competenze matematiche il 28,9% è al livello 3 o superiore, il 39% a livello 2 e il 31,9% al livello 1 o inferiore. Rispetto alla media Ocse il deficit del nostro paese è più accentuato per i livelli di istruzione più avanzati.

Tra gli occupati un terzo raggiunge il livello 3. Una delle situazioni più preoccupanti rimane quella dei Neet, cioè i giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni che non lavorano e non studiano. Solo il 5% dei Neet raggiunge il livello 3 in literacy, contro il 25% dei coetanei che lavorano e il 50% di chi studia.

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SCUOLA-LAVORO/ Il dialogo tra i due mondi deve migliorare

4 ottobre 2013
by Chiara Scarpellini

scuolalavIntrodurre un efficace sistema di orientamento, che si basi anche sui fabbisogni professionali, facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, dando un ruolo attivo alle istituzioni scolastiche e formative, rilanciare l’istruzione tecnica e l’istruzione e formazione professionale. Sono queste le priorità, le linee guida, indicate dall’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia Valentina Aprea al seminario di lavoro ‘Quando la scuola incontra l’azienda’ dell’Istituto d’Istruzione superiore ‘Tassara-Ghislandi’ di Breno (Brescia), in Valle Camonica.

In questa occasione l’assessore regionale ha potuto apprezzare le attività della scuola, da anni impegnata in un lavoro di co-progettazione didattica con aziende di produzione moda.

Voi rappresentate – ha detto l’assessore Aprea, rivolgendosi agli studenti – una realtà concreta che già da tempo lavora in stretto contatto con il mondo imprenditoriale. Mai come oggi questo è importante per il futuro dei nostri giovani e delle nostre imprese. Nei Paesi europei in cui è minore la disoccupazione giovanile – Germania, Olanda, Austria, Danimarca – c’è un rapporto stretto tra sistema scolastico e sistema economico.

I nostri giovani – ha proseguito Aprea – tendono a incontrare il lavoro in età troppo avanzata, con conoscenze e competenze poco spendibili anche per l’assenza di un vero contatto con il mondo del lavoro durante il percorso di studi.

L’assessore ha quindi ricordato cosa fa Regione Lombardia per sostenere i giovani e agevolarli nel percorso formativo: il programma ‘Fixo’, insieme a Italia Lavoro, supporta le istituzioni scolastiche nell’accompagnare i propri diplomati verso il lavoro e proprio l’Iis Tassara-Ghislandi si è attivato in questo senso; i Poli tecnico-professionali, reti tra enti di formazione, Istituti scolastici, imprese, centri di ricerca, per creare sinergia tra questi soggetti, mettono in comune laboratori e professionalità per la creazione di un ambiente di apprendimento nuovo, con la possibilità di dare vita a momenti di approfondimento e di specializzazione per gli studenti e realizzare un’attività strutturale di alternanza scuola lavoro e di avvio al lavoro; l’apprendistato, è lo strumento principe per la vicinanza tra sistema educativo e impresa. “Abbiamo da poco sottoscritto con l’Ufficio scolastico regionale, le parti sociali e le università – ha spiegato l’assessore Aprea – il nuovo accordo per la disciplina dell’apprendistato di terzo livello in tutte le sue forme, dando l’opportunità di conseguire, durante l’apprendistato, non solo lauree, master e dottorati, ma anche diplomi di Ifts e di scuola secondaria superiore.

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“PACCHETTO-SCUOLA”/ Cosa succede in Lombardia

10 settembre 2013
by Chiara Scarpellini

scuolaDa assessore all’istruzione esprimo innanzitutto soddisfazione per la disposizione che accelera la conclusione dei concorsi per i dirigenti scolastici nelle Regioni con contenziosi in atto”. E’ il commento dell’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia Valentina Aprea, al “Pacchetto-scuola” varato dal Consiglio dei Ministri.

 

Sono certa che il Ministro – ha continuato Aprea – insedierà immediatamente le Commissioni giudicatrici che devono organizzare la ricorrezione delle prove scritte, in modo da consentire in tempi brevi la tanto sospirata nomina dei vincitori di concorso. L’assessore lombardo ha valutato in modo positivo la norma che consente, in via transitoria, l’esonero dall’insegnamento dei vicari che supportano i dirigenti scolastici reggenti.

 

Apprezziamo – ha sottolineato Aprea – che sia stata accolta la nostra richiesta di vedere le attività di orientamento realizzate, oltre che dalle scuole, anche dalle realtà del mondo del lavoro, con un coinvolgimento delle Agenzie per il lavoro e le Camere di Commercio.

 

 

Parliamo di diritto allo studio per gli studenti delle scuole medie e superiori, che il governo chiama “Welfare dello studente”: non si può dire che è un intervento nuovo. Al contrario – ha stigmatizzato Aprea – è un tradizionale intervento realizzato tramite le Regioni ed i Comuni, riguardante le borse di studio per gli studenti di tutto il sistema scolastico, da erogarsi con riferimento al reddito. Nel giro di due anni post Gelmini lo stanziamento statale è passato da 32 milioni a zero. Ora si reintroducono 15 milioni, e lo consideriamo tutti un grande risultato. Per la Lombardia però – ha precisato Aprea – questo potrebbe significare il venir meno della dote scuola per gli studenti delle scuole statali, poiché lo Stato ormai non trasferisce più fondi. Non penso che i cittadini lombardi saranno contenti di vedere venire meno la dote scuola per questo intervento disposto dal Governo.

Bene invece, secondo Aprea, il piano di assunzione pluriennale del personale docente e non docente. Si tratta per altro di una riedizione del piano triennale 2011-2013 del ministro Gelmini – ha spiegato l’assessore all’Istruzione di Regione Lombardia – anche se incomprensibilmente Carrozza ha dimezzato le assunzioni programmate da Gelmini per il 2013, portandole da 22 mila a 11 mila. Esprimiamo soddisfazione anche per l’accoglimento di quanto avevamo richiesto come Regione Lombardia – ha concluso Aprea – circa la possibilità di attivare più di un Istituto Tecnico Superiore per il medesimo ambito produttivo. Ciò consentirà di formare più tecnici specializzati nelle diverse filiere produttive.

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libri_scuolaIl consiglio dei Ministri italiano ha approvato lunedì il decreto legge contenente misure urgenti per la scuola, l’università e la ricerca. Il contenuto del decreto è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa dal presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta e dal ministro dell’I s t ru z i o n e , dell’università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza. Fra le norme più significative, quelle che introducono misure di contenimento del costo dei libri di testo, attraverso la possibilità del comodato d’uso. Il ministero assegnerà direttamente alle scuole la somma di 2,7 milioni di euro nel 2013 e di 5,3 milioni nel 2014 per l’acquisto, anche tra reti di scuole, di libri adottati dal collegio dei docenti, ovvero dispositivi per la lettura di contenuti digitali, da concedere in comodato d’uso ad alunni individuati sulla base dell’indicatore economico Isee. È stato poi reso noto che si potranno usare anche le vecchie edizioni di libri scolastici.

Fra gli altri provvedimenti più attesi figura poi il via libera all’assunzione a tempo indeterminato di 26.000 docenti di sostegno e la possibilità da parte delle Regioni di stipulare mutui trentennali con la Bei, la banca di sviluppo del Consiglio d’Europa e la Cassa Depositi e prestiti al fine di finanziare interventi straordinari di ristrutturazione e messa in sicurezza di istituti scolastici, nonché per favorire la costruzione di nuove scuole. A questo fine sono stati stanziati contributi pluriennali per 40 milioni di euro annui per la durata dell’ammortamento del mutuo, a partire dal 2014. Infine, è stato anche esteso il termine di scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio.

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POLI FORMATIVI e ITS/ Passo avanti in Basilicata

10 settembre 2013
by Chiara Scarpellini

formaz tecnicaL’assessore alla Formazione ha illustrato il provvedimento in Consiglio regionale. Due le novità: la costituzione dei Poli formativi e degli Istituti tecnici superiori

L’assessore alla Formazione, Roberto Falotico, ha illustrato il Piano che concerne la riorganizzazione della filiera di istruzione e formazione in Basilicata, approvato oggi dal Consiglio regionale. Due le novità: la costituzione dei Poli formativi e degli Istituti tecnici superiori. Il punto di forza è sempre la scuola pubblica lucana, con il bagaglio di esperienza maturato in tanti anni nello sviluppo dell’offerta di istruzione regionale – ha spiegato l’assessore. – E per questo ho voluto che si apportasse un piccolo ritocco al documento per confermare e sottolineare come questa programmazione sia destinata esclusivamente agli istituti scolastici statali facenti parte del sistema dell’istruzione secondaria superiore. Sia i Poli che gli Its – ha continuato l’assessore – sono muniti di un saldo collegamento con il mercato del lavoro e in grado, quindi, di apportare valore aggiunto all’offerta territoriale, nell’intento di sostenere la stabilizzazione di un’offerta formativa tecnica d’eccellenza capace di adattarsi alle esigenze di capitale umano qualificato, per rendere e mantenere competitivo il tessuto economico della regione. Una strategia che deve raccordarsi a quella più generale per la competitività e l’occupazione, che si va articolando sempre più per aree tecnologiche e specializzazioni produttive, adattandosi alle segmentate e variabili esigenze del tessuto imprenditoriale e del territorio.

I Poli comprendono istituzioni scolastiche, organismi di formazione, imprese, università e centri di ricerca, con la veste giuridica di ‘Consorzi’, prevedendo – ha detto ancora Falotico -  l’adesione di soggetti pubblici e privati in grado di trasferire know–how o di ottimizzare l’efficacia delle attività. L’offerta formativa dei Poli, infatti, si rivolge ai giovani che vogliono acquisire cultura tecnica e scientifica, per inserirsi in impresa, per crearne di nuove, per continuare la loro preparazione in campo accademico o di ricerca ma anche agli adulti occupati, che hanno così la possibilità di mantenere aggiornate le proprie competenze. Rappresenta, inoltre, un’opportunità per le imprese che, attraverso la formazione continua, adeguano la professionalità delle proprie risorse umane alle sempre mutevoli esigenze del mercato globale. Commentando l’istituzione degli Istituti tecnici superiori, che trovano negli istituti tecnici e professionali il principale ente di riferimento ma con il coinvolgimento di università e imprese, l’assessore ha sottolineato come è dall’istituzione scolastica che si parte per adeguare l’offerta formativa al processo di acquisizione di quelle competenze relative alle figure professionali necessarie per interpretare i bisogni del mercato.

L’insieme delle attività formative degli Its – ha aggiunto – si realizza in ambiti settoriali regionali ed aree tecnologiche di interesse per la regione. Gli ambiti settoriali regionali prescelti sono correlati e coerenti con le vocazioni produttive del territorio, quali il sistema Agroalimentare, Energia e ambiente, Turismo e benessere, e i servizi alle persone, alla collettività, alle imprese.

Gli Istituti Tecnici Superiori opereranno in sinergie con i Poli formativi e tecnico–professionali per una offerta di formazione  specialistica di tipo tecnico-professionale, in modo da garantire – ha concluso Falotico – un forte legame con i fabbisogni formativi del territorio e dei settori produttivi attraverso diverse tipologie di attività.

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altaformazioneFrequentare master universitari di I e II livello, master accreditati Asfor e corsi di specializzazione grazie ad un voucher fino a 6 mila euro: è l’opportunità offerta dal Catalogo interregionale per l’Alta Formazione. Il progetto vede la partecipazione insieme all’Emilia-Romagna di altre sette regioni italiane, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Valle D’Aosta e Veneto, ed è promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ogni Regione mette a disposizione risorse proprie, le persone interessate possono fare richiesta dei voucher individuali e partecipare ad uno dei corsi a catalogo, anche ai percorsi di alta formazioni delle altre regioni. Le risorse che la Regione Emilia-Romagna ha reso disponibili per questa annualità sono pari ad 1 milione e 500 mila euro del Fondo Sociale Europeo.

Il Catalogo Interregionale dell’Alta Formazione promuove la mobilità dei giovani – spiega l’assessore regionale alla Formazione Patrizio Bianchi – Anche quest’anno abbiamo deciso di favorire l’accesso dei giovani laureati disoccupati e inoccupati ai percorsi formativi del Catalogo, per sostenere la crescita delle loro competenze professionali e per supportarne i percorsi di inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro.

L’elenco dei corsi attivati dalle Regioni è già consultabile sul sito www.altaformazioneinrete.it. I voucher per il rimborso totale o parziale delle quote di iscrizione dei corsi indicati nel Catalogo potranno essere richiesti dal 19 agosto al 20 settembre. I percorsi formativi hanno una data di avvio compresa tra il 13 novembre 2013 e il 30 aprile 2014. I corsi termineranno entro il 30 marzo 2015.

Potranno richiedere un assegno formativo tutti i giovani laureati residenti in Emilia-Romagna di età non superiore ai 34 anni (al 20 settembre 2013, data di scadenza della domanda), disoccupati o inoccupati in possesso di un titolo di laurea di vecchio o nuovo ordinamento conseguito con un punteggio non inferiore a 100 su 110 (o punteggio equivalente). Lo stato di disoccupazione deve essere riconosciuto dai Centri per l’Impiego competenti sulla base del domicilio.

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