lunedì, Gennaio 17, 2022
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CEI / Italia: un paese dal lavoro “malato”

E’ stato presentato oggi lunedì 13 maggio 2013, presso la sede romana dell’Editrice Laterza il nuovo volume curato dal Comitato per il progetto culturale. Dopo l’analisi sulla sfida educativa (2009) e sul cambiamento demografico (2011), ora al centro è il tema del lavoro. “Per il lavoro. Rapporto-proposta sulla situazione italiana” è infatti il titolo dell’opera, redatta con la collaborazione di un ampio numero di studiosi e ricercatori di discipline economiche e sociali.

Alla presentazione sono intervenuti il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei e presidente del Comitato per il progetto culturale, il card. Camillo Ruini, che guidava il Comitato quando si sono avviati i lavori del rapporto-proposta, il prof. Sergio Belardinelli, docente di sociologia all’Università di Bologna, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, e il prof. Michele Tiraboschi, docente di Diritto del lavoro all’Università di Modena-Reggio Emilia.
«L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro»: così recita il primo articolo della nostra Costituzione. Si tratta, come è noto, di un articolo assai discusso e controverso, alla base del quale sta comunque il riconoscimento assai importante della centralità del lavoro nella vita della nostra comunità politica. Invece da decenni, specialmente in Italia, questo riconoscimento si scontra con un profondo malessere che affligge proprio il mondo del lavoro; un malessere reso addirittura drammatico dalla grave crisi economica che stiamo attraversando. I tratti di questo malessere sono molteplici e presentano in genere una maggiore gravità al Sud che al Centro Nord del Paese. Ne elenchiamo alcuni: l’eccessiva rigidità del mercato del lavoro; la scarsità endemica di lavoro, che colpisce soprattutto le generazioni più giovani e le donne; la mancanza di seri percorsi di formazione professionale; la rassegnazione di chi addirittura rinuncia a cercarsi un lavoro o rifiuta determinati lavori, assegnati in modo quasi esclusivo a lavoratori stranieri; la diffusione di lavori in nero, precari e mal pagati; la scarsità di apprendisti per il nostro lavoro artigiano, forse il patrimonio economico e culturale più grande del paese; il contrasto sempre più evidente tra i tempi del lavoro e i tempi della famiglia; un contesto istituzionale, giuridico e infrastrutturale a dir poco fatiscente; e, ultimo ma non meno importante, anzi forse più importante di tutto il resto, una progressiva perdita di senso del lavoro in quanto tale. Presi nel loro insieme, ci sembra che questi aspetti mostrino in modo abbastanza eloquente come nel malessere che affligge il mondo del lavoro si rifletta un malessere più generale che coinvolge l’intero nostro Paese.
Riportiamo qui di seguito la prefazione del Card. Ruini

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