lunedì, Luglio 22, 2019
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Character skills: abilità ancora sottovalutate

character skills

Mercoledì 6 marzo 2019, a Roma, all’interno del Palazzo Mattei della Paganica è si è tenuto un dibattito basato sulle “character skills”. In particolare, sono stati approfonditi i temi contenuti nel volume:

Formazione e valutazione del capitale umano. L’importanza dei “character skills” nell’apprendimento scolastico, di J.J. Hekman e T. Kautz (edizione il Mulino).

Durante l’incontro si è fatto riferimento anche al volume “Far crescere la persona. La scuola di fronte al mondo che cambia” di Giorgio Vittadini (edizione Fondazione per la Sussidiarietà).

Il Dibattito è stato introdotto e moderato da Franco Gallo, Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Sono intervenuti Luca Antonini (Giudice della Corte Costituzionale), Maria Alessandra Sandulli (Professore di Diritto Amministrativo, Università degli Studi Roma Tre), Luciano Violante (Presidente Emerito della Camera dei Deputati) e Giorgio Vittadini (Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà).

L’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) definisce il capitale umano come “l’insieme delle conoscenze, abilità, competenze e altri attributi degli individui che facilitano la creazione di benessere personale, sociale ed economico”. Il capitale umano influenza la produttività presente e futura di un individuo e, pertanto, la probabilità di successo in ambito lavorativo. È assai difficile misurare l’influenza che il “bagaglio di conoscenze” di un individuo avrà nella produttività futura e, allo stesso tempo, è difficile determinare il livello preciso del capitale umano. Nel corso dell’ultimo secolo sono state presentate diverse metodologie volte a risolvere tali problemi di valutazione, fino a che, nel dopoguerra nella società americana è stato introdotto il GED (General Educational Developement): una prova di 7 ore e mezzo su svariate discipline che si pone di dare un giudizio complessivo sulle abilità di uno studente. La prima parte del volume “Formazione e valutazione del capitale umano” analizza in modo dettagliato lo strumento evidenziandone tutti i limiti. Il GED è un test a risposta chiusa, standardizzato, che sembra ruotare attorno al concetto di intelligenza esprimibile in termini oggettivi. Hekman trova nella mancanza di una valutazione delle “character skills” la falla più evidente del GED. Le sopracitate skills sono definite come “l’insieme delle disposizioni proprie dell’essere umano –  spiega Hekman – che possono essere raggruppate in 5 componenti (le cosiddette Big Five): estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura all’esperienza.

Oggi, il prototipo del lavoratore è cambiato drasticamente rispetto ai tempi del Fordismo: standardizzazione, catene di montaggio, rigidità nei processi di lavoro sono stati gradualmente sostituiti con personalizzazione, nuove tecnologie e flessibilità. Oggi il “lavoratore ideale” deve essere elastico, disponibile al cambiamento continuo (di mansioni, di posti di lavoro ecc.), continuamente aggiornato e creativo. Secondo Hekman, le “character skills” sposano perfettamente le competenze necessarie al “lavoratore moderno”: la flessibilità, la creatività, l’attitudine al problem solving, per esempio, possono essere viste come manifestazioni della coscienziosità e dell’apertura all’esperienza.

La seconda parte del libro parte dall’idea che le “character skills” non siano tanto abilità innate quanto, soprattutto, competenze sviluppabili e modificabili nel corso della vita. La crescita delle skills dipende in ampia misura dagli investimenti genitoriali, sociali e scolastici fatti durante il periodo formativo dell’individuo. Hekman invoca la necessità di un cambiamento del sistema scolastico che, da troppi anni, trascura programmi educativi per lo sviluppo delle “character skills”.

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