mercoledì, novembre 14, 2018
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I cambiamenti della composizione della forza lavoro negli ultimi 10 anni

Composizione forza lavoro

Negli ultimi 10 anni il mercato del lavoro è radicalmente cambiato e si assiste a una nuova composizione della forza lavoro.

Ad agosto 2018 i dati dell’Istat registrano che il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più alto con 69mila occupati in più sul mese, +312mila sull’anno (pari al 59 per cento).

Secondo i dati:

  • Sono tornati a salire i rapporti a tempo indeterminato, per effetto delle stabilizzazioni di contratti a tempo di durata più lunga.
  • Anche i rapporti temporanei hanno ripreso a crescere in modo consistente, grazie all’ondata di rinnovi per beneficiare del regime transitorio (vecchie regole Jobs act); una possibilità che il Legislatore ha offerto agli operatori fino al prossimo 31 ottobre.

Il tasso di disoccupazione, ad agosto, è sceso al 9,7%, ai minimi da gennaio 2012, ma l’Italia resta ancora distante dall’8,1% dell’area Euro. Sono 2,5 milioni le persone senza un impiego: la discesa dei disoccupati va letta anche alla luce della crescita degli inattivi, tra cui sono conteggiati gli “scoraggiati”, sul mese incrementati di ben 46mila unità.

La situazione resta difficile per i giovani: il tasso di disoccupazione è risalito al 31% (+0,2 punti sul mese, ma meno 3,5 punti sull’anno) ma l’Italia è ancora troppo distante dai risultati della Germania (in calo al 6,2%) che si colloca al primo posto in Ue; peggio dell’Italia ci sono Grecia (39,1% – ultimo dato disponibile, giugno 2018) e Spagna (33,6%).

Tra i cambiamenti della composizione della forza lavoro, dal 2008 a oggi, secondo la media dei primi due trimestri 2018, si registra che:

  • l’occupazione giovanile (15-34 anni) è crollata: -1.840.500 posizioni
  • (i ministri del Lavoro e dell’Istruzione stanno programmando una possibile norma per incrementare l’occupazione giovanile con un voucher per i più meritevoli)
  • i lavoratori immigrati sono invece aumentati di 733mila unità, rappresentando una componente del tessuto produttivo italiano.

Quello che colpisce della composizione della forza lavoro è che in 10 anni si sono persi 945.500 occupati full time, mentre sono saliti di 968mila unità i lavoratori in part-time: una testimonianza di come le imprese abbiano ridotto gli orari di lavoro dei dipendenti, più che licenziato, per far fronte alla crisi.

In caduta sono anche i dipendenti permanenti: negli ultimi 12 mesi sono scesi di 49mila unità (il ministro Luigi Di Maio ha annunciato, in legge di Bilancio, incentivi ad hoc sulle assunzioni a tempo indeterminato – senza però aggiungere dettagli); al contrario, i dipendenti a termine hanno raggiunto il picco con 3.143.000 persone.

Tra le aziende regna l’incertezza. L’economista Marco Leonardi (Statale di Milano) sostiene che «da novembre la situazione rischia di peggiorar per il duplice disincentivo sui contratti a termine e sul tempo indeterminato, dopo la sentenza della Consulta sugli indennizzi », e raccomanda «una manovra coraggiosa che punti su imprese e crescita, se non si vuole bloccare di nuovo il mercato del lavoro».

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