lunedì, Ottobre 21, 2019
Learning Italy

La dispersione scolastica riguarda anche i diplomati

dispersione scolastica. Immagine con studentessa con libro in faccia

Dispersione scolastica: in Italia più di un giovane su cinque abbandona gli studi precocemente oppure ha conoscenze insufficienti.

L’ultima ricerca dell’Invalsi sulla “dispersione scolastica implicita” si sofferma anche sui ragazzi che hanno completato il percorso di studi. L’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione sostiene che la dispersione scolastica riguarda sia chi abbandona la scuola superiore prima del diploma (esplicita) sia chi ottiene il diploma finale, ma con un livello di conoscenze pari a uno studente di terza media (implicita).

La dispersione scolastica implicita, pari al 7% a livello nazionale, è quella rilevata dai test Invalsi. Le rilevazioni vengono fatte all’ultimo anno delle superiori e mettono in evidenza le difficoltà degli studenti nel comprendere un testo di media difficoltà, oltre alle scarse conoscenze in matematica e in inglese. In pratica questi ragazzi pur essendo vicini al conseguimento della maturità hanno le stesse competenze dei ragazzini di terza media.

Per la dispersione scolastica esplicita, negli ultimi due anni il tasso di abbandono dei giovani tra i 18 e 24 anni torna a crescere e si attesta al 14%. Un dato che relega l’Italia al quartultimo posto in Europa, davanti solo a Romania, Malta e Spagna. La cosa preoccupante, inoltre, è che molti di questi giovani rischiano di diventare NEET, cioè non lavorare né studiare e quindi cadere nella marginalità sociale.

Dunque, tra dispersione esplicita e implicita, più di un giovane su cinque rientra nell’area della dispersione scolastica. Al solito l’Italia risulta spaccata, stavolta in tre parti. Il Nord-Est è la zona più virtuosa e riesce a centrare l’obiettivo europeo, stando sotto al 10% di abbandono totale. Le altre regioni del Centro-Nord sono tra il 15% e il 20%, mentre al Sud la media è più del 25 %, con punte che superano il 30% in Campania, Calabria e nelle Isole.

Una possibile soluzione al problema potrebbe essere un riconoscimento precoce dei soggetti più a rischio. Si parla dei ragazzi che a 14 anni hanno accumulato un ritardo nell’apprendimento quasi impossibile da recuperare negli anni successivi, con l’approccio attuale. Innanzitutto, è necessario considerare la dispersione un problema sociale prima ancora che scolastico, come ricorda l’Invalsi. Non può bastare quindi il solo impegno di singoli docenti o singole scuole.

Leggi anche: Rapporto OCSE: luci e ombre sull’istruzione italiana

Cosa ne pensi?