lunedì, Ottobre 21, 2019
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Fabbisogni formativi delle microimprese, un limite italiano

Fabbisogni formativi microimprese. Immagine con dipendenti in riunione

Il censimento sui fabbisogni formativi delle microimprese italiane evidenzia che solo un’azienda su quattro fa formazione.

La ricerca “I fabbisogni formativi delle micro e piccolissime imprese italiane 2019” sottolinea le carenze nella formazione dei dipendenti. Lo studio è stato svolto dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro in collaborazione con FonArcom, il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua. L’indagine si compone di un questionario sottoposto a un campione di 1000 Consulenti del Lavoro che ogni giorno è a contatto con le microimprese.

L’obiettivo della ricerca è rilevare i fabbisogni formativi del personale delle microimprese per orientare i progetti formativi e individuare le aree di criticità su cui intervenire per la crescita del capitale umano. Nello specifico, le aziende coinvolte sono quelle che non superano i 10 dipendenti effettivi a tempo pieno (micro) e quelle che ne hanno tra i 10 e 15 (piccolissime).

Il dato principale che emerge dal censimento è che solo un’impresa su quattro fa formazione. Un dato preoccupante vista l’importanza della formazione nell’aumentare la competitività aziendale. Inoltre l’esito è ancora più rilevante se si considera che le micro e piccolissime imprese sono il 93.3% del tessuto produttivo italiano.

In pratica le microimprese non sono attratte dalla formazione. I motivi rilevati sono:
– i risultati non immediatamente percepibili;
– lo scetticismo degli imprenditori sull’utilità della formazione;
– le poche esperienze precedenti avute non considerate esaltanti;
– il clima di crisi economica in cui tutti gli sforzi sono concentrati sul binomio produzione/vendita;
– la formazione non vista come un investimento, ma come un costo.

Dall’indagine risulta inoltre che la formazione svolta è poco strategica, ma soprattutto obbligatoria. In particolare si parla di quella su sicurezza sul lavoro e ambiente e riguarda i giovani appena entrati nel mondo del lavoro. La formazione non obbligatoria, invece, riguarda soprattutto chi ricopre ruoli di management all’interno dell’azienda. In più si riscontra che la tendenza a effettuare corsi formativi aumenta con le dimensioni dell’impresa.

L’Osservatorio dei consulenti del lavoro rileva anche che la maggior parte delle attività formative (42%) sono erogate da società private e di consulenza. La formazione erogata da enti pubblici di formazione invece si attesta al 21.5%.

Infine il documento sollecita chi eroga la formazione a tenere conto delle esigenze delle aziende. Per fare ciò bisogna progettare le attività facendo estrema chiarezza sulle competenze da trasmettere e garantire all’impresa che alla fine del percorso formativo ci saranno risultati concreti. Ciò potrà finalmente servire per far percepire alle aziende i reali benefici della formazione, che al momento non sono ancora compresi.

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