lunedì, Ottobre 21, 2019
Learning Italy

Formazione continua in Italia: pubblicato il rapporto OCSE

formazione continua in Italia

Lunedì 11 marzo, l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha pubblicato un nuovo rapporto relativo alla situazione attuale della formazione continua in Italia. Da “Adult Learning in Italy: what role for Training Funds? emerge innanzitutto la scarsa propensione degli italiani ad affidarsi a corsi di formazione continua. Oggi, solo il 20% degli adulti partecipa ad attività di formazione, la metà rispetto alla media dei paesi Ocse. Per di più la quota scende al 9,5% se si considerano solo gli adulti con competenze basse, il gruppo che ne avrebbe più bisogno dato il continuo aumento dell’automazione delle mansioni ripetitive.

Il basso livello di formazione continua in Italia non permette agli occupati di stare al passo con la digitalizzazione delle professioni. Con l’introduzione delle nuove tecnologie digitali, se il 15,2% dei posti di lavoro potrebbe essere completamente automatizzato, un altro 35,5% verrà profondamente trasformato rispetto alle mansioni che i lavoratori vi svolgeranno. In questo contesto per mantenere il posto di lavoro o trovarne di nuovi, gli adulti in Italia avranno bisogno di aggiornare le proprie competenze durante l’intero arco della vita lavorativa.

In realtà, in Italia ci sono da tempo i Fondi Paritetici Interprofessionali Nazionali per la Formazione Continua che permettono di acquisire nuove conoscenze da sfruttare in ambito lavorativo. Questi fondi sono formati da versamenti delle imprese pari allo 0,3% di ogni retribuzione. Secondo il rapporto però «i Fondi sono ancora poco noti in Italia, cosa che denota un’insufficiente cultura della formazione e una bassa domanda di competenze, soprattutto tra le Pmi».

Un altro problema riguarda il contenuto della formazione disponibile in Italia. L’Ocse mette in risalto un ampio disallineamento tra competenze erogate e competenze richieste dal mercato. Solo poco più del 3% delle attività mira a migliorare le conoscenze informatiche.

La burocrazia e i costi troppo elevati dei corsi sono altri due fattori che incidono sul basso livello della formazione continua in Italia.

Per garantire che i Fondi vengano utilizzati al meglio, lo studio dell’Ocse raccomanda di incoraggiare la formazione tra le Pmi e i gruppi svantaggiati, allineare la formazione ai fabbisogni, rafforzando il coinvolgimento delle parti sociali e vietandone l’utilizzo per la formazione obbligatoria, migliorare il coordinamento tra i diversi attori e garantire che i fondi ricevano finanziamenti adeguati e sostenibili, limitando i prelievi da parte del governo, come successo un paio d’anni fa.

LEGGI ANCHE: Investimenti in formazione: le imprese italiane sotto la media europea

Cosa ne pensi?