domenica, Aprile 21, 2019
Learning Italy

IN ITALIA POCHI LAUREATI E MOLTI NEET

education at a glance“Education at a Glance” è il rapporto dell’ Ocse (Organisation for Economic Co-operation and Development) che,  dal 1992, documenta le trasformazioni del mondo dell’educazione dei 34 paesi membri.

Da questo rapporto emerge come nel nostro paese la percentuale di laureati di primo livello si fermi al 28% contro il 36% Ocse. Dall’altra parte però il tasso di studenti che hanno conseguito una laurea di 2° livello è relativamente alto, questo è indice del fatto che in Italia solamente la laurea triennale non è sufficiente per inserirsi nel mondo lavorativo. Se le attuali tendenze verranno confermate, nell’arco della propria vita, il 20% dei giovani italiani conseguirà un titolo universitario di secondo livello o un titolo universitario equivalente; ciò rappresenta una quota maggiore rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE, che è pari al 17%. Tuttavia, si prevede che in Italia solo il 42% dei giovani si iscriverà ai programmi d’istruzione terziaria, la minore quota d’iscrizione rispetto all’insieme dei Paesi OCSE, dopo il Lussemburgo e il Messico. Nel complesso, il 34% dei giovani italiani dovrebbe conseguire un diploma d’istruzione terziaria, rispetto a una media OCSE del 50%.

Partecipazione al mondo dei laureati al mondo del lavoro:

Nel 2014, solo il 62% dei laureati tra 25 e 34 anni era occupato in Italia, 5 punti percentuali in meno rispetto al tasso di occupazione del 2010. Questo è un livello paragonabile a quello della Grecia ed è il più basso tra i Paesi dell’OCSE (la media dell’OCSE è dell’82%). L’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli Paesi dell’OCSE dove il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è il più basso tra i laureati rispetto alle persone che hanno conseguito, come più alto titolo di studio, un diploma d’istruzione secondaria superiore (o post secondaria non terziaria). In Italia, gli studenti che si iscrivono all’istruzione terziaria potrebbero dover aspettare a lungo un ritorno d’investimento sul mercato del lavoro.

Il tasso di occupazione è particolarmente basso per i 25-34enni con un livello d’istruzione terziaria, con genitori non laureati e che hanno meno probabilità di accedere a una rete di relazioni sociali estesa per trovare un lavoro.

La prospettiva di un ritorno d’investimento relativamente basso e incerto, potrebbe spiegare l’interesse limitato dei giovani italiani ad intraprendere gli studi universitari. Circa il 35% dei 20-24enni non hanno un lavoro, non studiano, né seguono un corso di formazione (i cosiddetti NEET: neither in employment, nor in education or training), la seconda percentuale più alta dei Paesi OCSE. Quindi la partecipazione all’istruzione post secondaria e terziaria ha avuto scarso effetto nel limitare l’aumento dei giovani NEET.

Oltre alla crisi economica del 2008, i giovani laureati faticano a trovare occupazione anche perché spesso i titoli di studio non coincidono con l’acquisizione di competenze solide, sollevando interrogativi circa la qualità dell’apprendimento nelle istituzioni dell’istruzione terziaria. L’Italia infatti spende solo lo 0,9 % del PIL per finanziare l’istruzione terziaria e questa è  la seconda quota più bassa tra i Paesi dell’OCSE dopo il Lussemburgo, il livello è simile a quello del Brasile e dell’Indonesia.

Altra tematica analizzata nel rapporto è il corpo docente. In Italia la gran parte dei docenti è over 50 e, rispetto a lavoratori con livello di istruzione simile,  guadagnano meno. Nel nostro sistema di istruzione inoltre i salari sono proporzionali all’anzianità e la categoria del merito non viene considerata, come invece avviene per esempio in Finlandia e Francia. Infine, prevedendo che molti docenti negli anni a venire andranno in pensione, per L’Italia si aprirà una grande possibilità di ridefinire la professione.

 

In allegato il focus sull’Italia: Education-at-a-glance-2015-Italy

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