lunedì, Luglio 22, 2019
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Investimenti in formazione: le imprese italiane sotto la media europea

investimenti in formazione - omini blu

Secondo una ricerca svolta dall’Università La Sapienza di Roma, gli investimenti in formazione delle imprese italiane sono sotto il livello medio europeo. «Investendo 1 euro sulla formazione e lo sviluppo di certi tipi di skill – spiega Donato Ferri, Mediterranean People Advisory Services Leader di EY – ottengo un aumento nel fatturato da 2 a 3 volte il valore investito in un anno».

Oggi il progresso tecnologico avanza velocemente, l’industria 4.0 ha portato a vantaggi in termini di prestazioni e abbattimento dei costi per le imprese ma, allo stesso tempo, sta togliendo posti di lavoro alla manodopera non specializzata.

Le nuove tecnologie comportano però anche la necessità di nuove occupazioni e quindi la creazione di nuovi posti lavoro. Le imprese italiane non investono abbastanza nella partecipazione ad attività di apprendimento (anche se i numeri sono in crescita). Il rischio è quindi di avere uno squilibrio sempre maggiore tra domanda e offerta di lavoro, dato che in Italia mancano le competenze necessarie per affrontare la sfida tecnologica.

Il problema maggiore si manifesta per le piccole e medie imprese, che impegnano il 78,7 degli addetti totali alle imprese in Italia (dati del 2018, fonte: Confartigianato). Le PMI non possono più contare solo sulle conoscenze del personale acquisite nel tempo, ma hanno una disponibilità di fondi minore per gli investimenti in formazione professionale.

Secondo i dati riportati da EY, nei prossimi 5 anni in Italia (salvo revisioni dell’età pensionabile), ci saranno circa 2,5 milioni di posti di lavoro disponibili, ma di questi, 800 mila potrebbero rimanere vacanti per mancanza di lavoratori con le competenze richieste. Il 35% delle aziende italiane dichiara di avere difficoltà di reclutamento, mentre il 40% degli occupati sostiene di stare svolgendo una professione che non sia legata al proprio percorso di studi. Cresce l’attività manifatturiera, ma all’impresa italiana, da qui a cinque anni, serviranno 280 mila super tecnici specializzati soprattutto nel settore dell’ingegneria.

Prima di tutto, per affrontare il continuo sviluppo dell’industria 4.0, si rendono necessari incentivi da parte dello stato (il bonus formazione è un buon punto di partenza), per permettere alle PMI di recuperare il ritardo nella formazione professionale. Per maggiori dettagli si consultino le Le-raccomandazioni-OCSE.

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