martedì, agosto 14, 2018
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Istruzione e formazione professionale regionale a traino statale

istruzione e formazione professionale regionale

Un’operazione pensata per diffondere la Iefp ma le modalità presentano notevoli rischi

L’istruzione professionale cambia pelle e si raccorda con l’ istruzione e formazione professionale regionale. Lo sfondo sul quale si innesta il raccordo è rappresentato dalla necessità di razionalizzare due percorsi semi-paralleli del segmento secondario che insistono entrambi sulla preparazione a mestieri tecnici.

La ragione fondamentale dell’operazione poggia sull’esperienza positiva della istruzione e formazione professionale regionale sia in termini di antidoto all’abbandono scolastico sia in termini di inserimento lavorativo. Tuttavia nella maggior parte delle regioni italiane l’esperienza della Iefp ha avuto negli anni una scarsa applicazione al punto che lo Stato ha deciso di attivarla attraverso le scuole statali di istruzione professionale.

Il percorso “normale”, ai sensi delle competenze esclusive attribuite dalla Costituzione, sarebbe attuabile attraverso le regioni che nella loro autonomia attivano percorsi di istruzione e formazione professionale regionale con le proprie Istituzioni formative. La scelta dello Stato è stata invece quella di “innestare” in modo organico e sistematico tali percorsi all’interno delle Istituzioni scolastiche di I.P. mantenendo le autonomie regionali. Occorre essere molto onesti nel sottolineare che poteva essere percorsa un’altra strada sollecitando interventi regionali diretti. Tuttavia il legislatore ha valutato come tale scelta avrebbe comportato oltre che maggiori trasferimenti economici alle Regioni una possibile e probabile attuazione vistosamente diversificata tra i territori rispecchiando la situazione attuale. L’utilizzo delle esistenti strutture scolastiche statali con annesse dotazioni garantisce invece uno sviluppo omogeneo e un sensibile contenimento degli investimenti.

Il fenomeno coinvolge circa 534.000 studenti della Istruzione professionale (d’ora in poi I.P.) e 322.000 allievi dell’Istruzione e formazione professionale (d’ora in poi IeFP) per un totale di 856.000 iscritti pari al 32% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado (dati anno scolastico 2015/16). In sostanza uno studente su tre è interessato alla riforma.

Il fenomeno della Iefp risulta particolarmente disomogeneo nelle regioni italiane. Infatti dei 322.000 iscritti, quasi uno su cinque è iscritto in Lombardia (62.736) che con la Sicilia, l’Emilia, il Piemonte e la Campania superano abbondantemente la metà degli iscritti. Fino ad arrivare a regioni come la Calabria, che di fatto, non hanno attivato nessun percorso. Nella IP si riscontra invece un panorama molto più omogeneo con iscrizioni diffuse su tutto il territorio nazionale.

L’innesto tra i due sistemi porterà la possibilità di concludere alle fine del terzo anno con la qualifica la carriera scolastica nella IeFP, oppure di proseguire nella IP e acquisire la maturità dopo quarto e quinto anno.  Di fatto viene reintrodotta la possibilità del triennio eliminata nel 2008 dalla riforma Gelmini. L’altro aspetto positivo è il tentativo di contrastare il fenomeno della liceizzazione dell’istruzione professionale. Sul fronte dei rischi si segnala che:

  1. nelle mani della scuola statale la Iefp venga snaturata e assomigli sempre di più all’istruzione professionale con conseguente perdita della sua funzione sociale di avviamento rapido al lavoro
  2. i tentativi regionali di creare una filiera dopo la qualifica con diploma professionale di 4° anno vengano cannibalizzati dall’Istruzione professionale. A conferma di ciò occorre notare che sono previste per i percorsi dell’Operatore del benessere (che non ha riscontro come indirizzo nella IP) “apposite misure” per consentire il passaggio alla IP.
  3. che le risorse che lo Stato trasferisce alle Regioni per fare la Iefp siano oggetto di criteri che ne assegnino sempre in misura maggiore per i percorsi erogati nelle scuole statali.
  4. che si perda, nel tempo, l’eccellenza dell’istruzione e formazione professionale regionale in alcune regioni come per esempio la Lombardia.

Nei primi anni duemila si era tentata l’operazione di unificare sotto il “tetto” regionale tutta la formazione professionale (IP+IeFP) ma il tentativo non ebbe successo a causa dell’opposizione del personale della scuola che non volle diventare regionale. Ora siamo di fronte al tentativo inverso: portare la Iefp sotto l’ombrello statale. Se l’operazione mira a sdoganare la Iefp in quelle regioni in cui fino ad ora non la si è voluta attuare ben venga (meno disoccupazione giovanile e meno dispersione), ma se ciò dovesse significare il suo snaturamento o l’indebolimento delle attuali esperienze di successo allora il Paese perderebbe una risorsa. Che ruolo assumeranno le istituzioni formative accreditate dalle Regioni in questo processo? Difficile dirlo tuttavia, per evitare i rischi segnalati (l’archiviazione del diploma professionale più che un rischio è una realtà), le Regioni interessate dovrebbero negoziare con il Ministero modalità di attuazione diversificate che salvaguardino le realtà territoriali in cui l’istruzione e formazione professionale regionale è già oggi una delle colonne del sistema secondario. L’alternativa è che gli accreditati (non statali) diventino agenzie formative che trattino solo gli apprendisti con una perdita di patrimonio didattico enorme.

Alessandro Panzarasa

 

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