martedì, Novembre 19, 2019
Learning Italy

Italia penultima nella classifica UE dell’occupazione dei laureati

occupazione dei laureati. Immagine di un ufficio vuoto

Segnali di allarme per i dati diffusi da Eurostat sull’occupazione dei laureati tra i 20 e 34 anni che hanno concluso il loro percorso di studi.

L’ultimo rapporto sull’impiego giovanile nel continente mette ancora una volta in evidenza il deficit del sistema universitario italiano rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea.

Infatti, a distanza di tre anni dall’ottenimento del titolo, i laureati italiani che trovano lavoro sono solo il 62.8% rispetto a una media europea dell’ 85.5%. Ciò significa che il nostro Paese si piazza al penultimo posto, davanti alla sola Grecia. Gli stati più virtuosi risultano essere Malta, Olanda e Germania che garantiscono uno sbocco lavorativo a oltre 9 laureati su 10.

Una delle ragioni centrali che portano a questo dato è la mancata sinergia tra le competenze offerte dai corsi universitari e i profili ricercati dalle aziende. Non basta quindi concludere con successo il proprio percorso accademico per trovare automaticamente un’occupazione perché alla radice della questione c’è un mancato incontro tra domanda e offerta.

Per risolvere il problema, i nostri atenei potrebbero pensare a una revisione della didattica dei corsi erogati, incrementando l’innovazione tecnologica e l’interazione con le nuove esigenze della società e dell’ambiente circostante. Questo non significa che le lauree umanistiche debbano essere ridimensionate, ma piuttosto è necessario provvedere all’insegnamento di ulteriori abilità, oltre a quelle di base dei vari corsi.

Queste abilità necessarie sono le cosiddette competenze trasversali e nel mondo di oggi si rivelano essere più importanti di quelle specialistiche perché creano connessioni tra discipline diverse e quindi maggiori opportunità di occupazione dei laureati, come già accade negli altri paesi europei.

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