lunedì, Ottobre 25, 2021
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Le policy di formazione continua nel XIX Rapporto Anpal sulla formazione

apprendimento formazione anpal

La seconda parte del rapporto Anpal  (introdotto in un precedente articolo) è dedicata al monitoraggio delle politiche a supporto della formazione dei lavoratori e delle imprese e si incentra sulle iniziative finanziate e gestite dalle Regioni attraverso il Fondo Sociale Europeo e sull’evoluzione del sistema dei Fondi Paritetici Interprofessionali.

Si nota come le Regioni amplino il loro intervento prediligendo la collocazione della formazione continua nell’ambito più ampio della programmazione FSE, implementando le azioni promosse dal FSE con i Fondi Interprofessionali. Inoltre, è evidente che l’organizzazione della domanda e le scelte delle amministrazioni siano calibrate rispetto ai soggetti beneficiari e le loro caratteristiche (in base all’età dei soggetti da formare, al sesso, alle esigenze delle imprese e del mercato del lavoro in generale).

L’importo investito dalle Regioni nel campo della formazione continua per il periodo considerato supera i 300 milioni di euro. Il volume delle risorse è senza dubbio significativo, ma corrisponde pur sempre a circa la metà delle disponibilità annuali medie dei Fondi Paritetici Interprofessionali.

Generalmente la distribuzione regionale delle risorse si concentra dove è maggiore l’attività industriale e manifatturiera del Paese; da questo punto di vista ciò che guida le scelte regionali sembra essere soprattutto il volume della domanda espressa delle imprese e dai soggetti organizzatori ed erogatori della formazione. Infatti, nella formazione continua viene ritenuta prioritaria l’espressione diretta delle imprese relativamente ai propri fabbisogni di competenze. Un punto da implementare è il fatto che questa espressione però non si traduca sempre nel riconoscere la titolarità aziendale nella presentazione delle proposte.

D’altro canto, spesso si rivendica invece il ruolo autonomo dell’impresa che esclude l’intermediazione di altri soggetti ed in particolare degli organismi erogatori della formazione ai quali si attribuisce un’eccessiva autoreferenzialità. Le Agenzie sono però del tutto centrali nei casi delle iniziative pluriaziendali. È inoltre nelle concrete scelte delle amministrazioni si evidenzia in linea generale una maggiore valorizzazione del ruolo delle Agenzie formative. Ciò riguarda soprattutto le regioni del Nord e del Centro, cioè quei territori dove il sistema formativo è più sviluppato e le strutture dell’offerta sono più diffuse.

La maggior parte delle iniziative dei POR FSE sono state dirette sia adipendenti che imprenditori; solo alcune si sono concentrate su uno dei due target. In ogni caso comunque nessuna amministrazione ha privilegiato una sola delle due categorie in tutte le sue iniziative.

GESTIONE DEI PROGETTI DI FORMAZIONE CONTINUA

Le attività di formazione continua si sviluppano tipicamente in orario di lavoro, e ciò ha delle importantissime ripercussioni sulle modalità di erogazione e sui controlli che le amministrazioni titolari dei programmi devono attuare. Particolare attenzione va posta, sui luoghi e sui tempi di erogazione: le attività formative svolte durante il ciclo di prodizione e nei locali normalmente adibiti alla produzione sono sempre attentamente regolate e controllate.

Considerando poi il peso che hanno sia le attività di riqualificazione dei lavoratori convolti in situazioni di crisi, che le attività di specializzazione dei lavoratori delle imprese coinvolte in processi di innovazione, il cardine metodologiconella programmazioneresta l’erogazione in gruppi d’aula.Affiancato da altri approcci come la FAD, la partecipazione a convegni, seminari e workshop, e tutta la vasta gamma delle pratiche di training on the job anche in affiancamento.

Oltre ai classici piani formativi le amministrazioni hanno finanziato anche iniziative individualizzate attraverso voucher aziendali tradizionali e sostegni individuali per lavoratori autonomi e liberi professionisti. Si punta come sempre sulla maggiore flessibilità e immediatezza dell’individualizzazione del contributo che si presta maggiormente alla soddisfazione di esigenze molto specifiche per le quali non avrebbe senso costruire un intervento collettivo.

Risulta interessante il nuovo ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali.Secondo le “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni” si includono tra i soggetti che possono stipulare il “Patto di formazione” anche per tutti i beneficiari del Rdc. L’inclusione del Fondi Interprofessionali tra i possibili soggetti stipulanti i Patti ha condotto ad alcune importanti integrazioni alla legge n. 388 del 23 dicembre del 2000, istitutiva del Fondi stessi. Ini particolare, accanto alla finalità principale dei Fondi Paritetici, cioè il finanziamento della “formazione professionale continua”, si affiancano quindi secondo quanto appena visto i “percorsi formativi o di riqualificazione professionale per soggetti disoccupati o inoccupati”.

L’andamento delle adesioni ai Fondi Paritetici Interprofessionali attualmente attivi evidenzia una significativa crescita sia in termini complessivi che in riferimento ad ogni singolo Fondo, sia esso rivolto ai dipendenti che ai dirigenti. D’altro canto continua a crescere, in parallelo, anche il numero delle Unità che “cessano” la propria adesione al Fondo di riferimento.

La distribuzione settoriale delle imprese aderenti evidenzia ancora una volta la già ampiamente dibattuta scarsa specializzazione settoriale dei Fondi Interprofessionali. Solo pochi organismi annoverano tra le proprie adesioni imprese provenienti prevalentemente da un unico settore. Hanno infatti tra le loro aderenti un buon numero di imprese in ogni settore produttivo, assumendo dunque una connotazione intersettoriale che è spesso la ragione di un’offerta poco caratterizzata professionalmente e dedicata, piuttosto, a tematiche trasversali o obbligatorie per legge.

GLI AVVISI E IL CONTO FORMAZIONE

I Fondi Interprofessionali finanziano i Piani formativi in due modi: l’Avviso e il Conto formazione; nella maggior parte dei casi questi tendono a convivere sulla base di stili gestionali e scelte operative proprie di ciascun Fondo. L’analisi degli Avvisi recentemente emanati conferma il consolidamento delle prassi di finanziamento e di organizzazione della domanda adottate dai Fondi.

Per quanto riguarda gli Avvisi è bene sottolineare che in origine essi sono stati la modalità più diffusa di finanziamento della formazione; questi infatti rispondendo ad una logica mutualistica e redistributiva, permettono di destinare alle singole imprese più risorse di quelle unitariamente versate, consentendo l’accesso alle iniziative formative anche alle micro e piccole imprese.

Dall’analisi degli Avvisi si nota la tendenza per la quale molti di essi si confrontano con una domanda che eccede l’offerta, gli Avvisi infatti esauriscono le risorse prima della scadenza e sono oggetto di successivi rifinanziamenti. Il Conto formazione (o Conto aziendale) è divenuto invece lo strumento di finanziamento più impiegato e consiste nel rendere disponibile per la singola impresa una quota definita.

IMPIEGO DEI FONDI

I progetti realizzati attraverso i fondi riguardano perlopiù l’innovazione (argomento che viene declinato con molti e differenti accenti), e si dà spazio anche alla necessità di aumentare le competenze digitali dei lavoratori per una miglior competitività, altri temi formativi ricorrenti sono inoltre, quelli connessi con l’adeguamento e la riconversione di lavoratori e linee produttive a seguito di crisi aziendali o anche a seguito di vere e proprie trasformazioni di interi distretti/bacini produttivi; trovano un crescente coinvolgimento anche iniziative per la promozione delle pari opportunità nei luoghi di lavoro. È continua l’attenzione dei Fondi interprofessionali verso la promozione di percorsi formativi che portino ad una certificazione delle competenze dei lavoratori.

Si sente più forte, inoltre, la necessità di incrementare le competenze digitali secondo il percorso delineato dalla strategia “Industria 4.0”, ed emerge anche il bisogno di alcune imprese di efficientare investimenti infrastrutturali o limitare l’obsolescenza delle competenze di alcune fasce di lavoratori. Una delle principali novità riguarda infine la progressiva adozione delle Unità di Costo Standard come strumento per la definizione dei costi e della loro rendicontazione al posto del metodo “a costi reali”. Si consolida inoltre il processo di riduzione del finanziamento della formazione obbligatoria in campo di salute e sicurezza, in genere a vantaggio di temi legati all’internazionalizzazione dei mercati, all’accrescimento della competitività dei sistemi, all’innovazione di prodotti e processi.

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