domenica, Dicembre 8, 2019
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LIMITI DEL SISTEMA ITALIANO ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

In Italia l’alternanza scuola-lavoro presenta ancora dei limiti che pongono il paese in ritardo rispetto alla media europea

L’alternanza scuola-lavoro è un argomento molto discusso. In Italia sono presenti dei limiti che pongono l’asticella più in basso rispetto alla media europea. Uno dei pochi provvedimenti degni di nota per la miglioria del progetto è l’emendamento di Italia Viva alla legge di Bilancio per il ripristino di ore e fondi all’alternanza scuola-lavoro.

I limiti che causano il ritardo dell’Italia rispetto alla Ue sono di varia natura, dalla disorganizzazione delle scuole all’indisponibilità delle aziende a fornire tirocini. I segnali di allarme di questo problema si ritrovano ad esempio nel livello di “analfabetismo funzionale” (del 30% rispetto al 15% europeo), ovvero di incapacità di applicare le abilità di lettura, scrittura e calcolo nella vita quotidiana, o nel tasso di abbandoni precoci più alto di diversi punti rispetto all’Europa.

I ragazzi si ritrovano con gravi mancanze di base, sia specifiche (tre ragazzi su quattro non conoscono la Costituzione) sia delle più generiche (“literacy e numeracy”). Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (intorno al 30%) ha tra le sue cause anche la carenza di queste competenze, richieste dalle imprese, che rende i candidati non adatti ad essere assunti. Parte della responsabilità va attribuita alle università, che non preparano i giovani all’occupazione in un mondo in cui le professioni del “futuro” sono in continuo aggiornamento. Esperti del mondo della scuola e del lavoro individuano dieci ostacoli che impediscono all’Italia di raggiungere i livelli europei:

  1. Mancanza di orientamento che porta a una scarsa conoscenza dell’offerta scolastica anche in relazione alla conseguente occupazione;
  2. Scarsità di iscritti agli istituti tecnico-professionali, nonostante il tasso di occupazione analogo a quello dei laureati;
  3. Scarsità di iscritti agli Its (istituti tecnici superiori), nonostante l’altissima richiesta da parte del mondo del lavoro;
  4. Carenza di iscritti alle discipline universitarie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), le più richieste dal mondo del lavoro, a maggioranza maschile;
  5. Scarsa pratica laboratoriale e sulle nuove tecnologie, che in materie come fisica e chimica sono fondamentali;
  6. Carenza di ore per il disegno;
  7. Quasi inesistenza di ore di informatica e pensiero computazionale (coding);
  8. Incapacità di mettere a frutto gli apprendistati, che permettono di ottenere un titolo di studio, per la difficoltà di sincronizzazione dei tempi di scuola con quelli dell’impresa, mancando degli standard condivisi;
  9. Mancanza di partnership strutturate tra scuole e imprese, e di organismi fondamentali per mettere in sintonia i due mondi;
  10. Trascuratezza di stage e tirocini universitari, utili per avvicinare il mondo accademico a quello del lavoro.

Tutti questi limiti possono essere superati ristabilendo le priorità, portando i giovani italiani allo stesso livello del resto dell’Europa.

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