sabato, ottobre 21, 2017
Learning Italy

LO STATO INVESTE SULLA IEFP REGIONALE

L’analisi è da sviluppare sotto un duplice profilo, il primo è capire cosa possono fare gli Istituti professionali di Stato e Paritari in merito alla IeFP, il secondo è comprendere cosa cambia direttamente per i soggetti accreditati erogatori della IeFP regionale d’ora in poi.

Iniziamo dal primo punto. Gli Istituti professionali di Stato sono già soggetti erogatori dell’istruzione e formazione professionale attraverso la cosiddetta “offerta sussidiaria” erogata appunto in vece delle Istituzioni formative accreditate alle rispettive Regioni. Il decreto porta questa prerogativa a sistema con il risultato di  incentivare le scuole ad attivare i percorsi Iefp come offerta organica del proprio Piano triennale. Si offre così in modo stabile, organico e continuativo, nella stessa Istituzione scolastica, un doppio percorso: o triennale con la IeFP o quinquennale con la IP, tra cui è possibile effettuare passaggi. Il motivo di tale operazione è duplice, da una parte visti gli ottimi risultati occupazionali ottenuti dalle Regioni che hanno un buon sistema di assolvimento del ddif nell’Iefp, il Governo ritiene a ragione di dover incentivare il percorso anche nelle Regioni dove la Iefp è assente o poco frequentata ponendo così le basi per la creazione di una rete capillare di erogazione di Iefp. In sostanza il decreto spinge le Regioni, che non hanno “approfittato” dell’opportunità della IeFp negli ultimi 15 anni, ad utilizzarla per ridurre la disoccupazione giovanile. D’altra parte alcuni profili della IeFp si sovrappongono alla Ip (uno per tutti nel settore della ristorazione) e qui il Governo vede la possibilità di razionalizzare l’offerta attraverso la creazione di una ”Rete nazionale delle scuole professionali” sostanzialmente funzionale ad una programmazione unitaria dell’offerta tra Regione e Ufficio scolastico regionale.

Cosa cambia invece per gli accreditati di quelle Regioni in cui la IeFP è quantitativamente robusta e  frequentata da molti studenti? Da un punto di vista strettamente normativo nulla poiché in questa materia la competenza regionale è esclusiva, fatti salvi i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) che sono già fin d’ora condivisi a livello nazionale. Tuttavia sono due gli aspetti da considerare.  Primo, l’impatto della messa in opera dell’offerta statale degli Istituti professionali che tipo di “concorrenza” produrrà tra i soggetti della medesima filiera? Secondo, la programmazione condivisa e tesa alla razionalizzazione dei profili, limiterà le autorizzazioni alle offerte formative delle Istituzioni formative accreditate? E come funzionerà il sistema di erogazione delle risorse? Saranno sempre erogate dalle Regioni come ora? Oppure lo Stato utilizzerà direttamente le proprie risorse per sostenere i percorsi dei proprie Istituzioni scolastiche? Quest’ultima ipotesi potrebbe rivelare un profilo di anticostituzionalità,  ma per ora il punto non è definito. Occorre attendere la pubblicazione di due decreti interministeriali in cui saranno definite “le modalità realizzative dei percorsi di IeFp attuati dalle Istituzioni scolastiche”.  Ma vi è un altro dilemma, se si vuole ancora più decisivo. Se le Istituzioni scolastiche, espressione del Miur, diventano erogatrici stabili e continuative della IeFP e quindi bisognose di ulteriori risorse, ci sarà ancora la disponibilità degli attuali trasferimenti statali alle Regioni per sostenere la IeFP erogata dalle Istituzioni formative? Ad oggi le risorse trasferite ammontano a circa 189 milioni di euro. La partita è tutta da giocare.

Alessandro Panzarasa

panzarasa@metodisrl.com

Cosa ne pensi?