lunedì, Ottobre 25, 2021
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PIAAC- A CHE PUNTO SIAMO CON L’INDAGINE SULLE COMPETENZE DEGLI ADULTI?

Ha preso piede l’indagine pilota PIAAC nel mese di maggio 2021 sulle competenze degli adulti.

Lo studio in questione vuole rendere accessibile al pubblico dati aggiornati, confrontabili a livello internazionale, che forniscano elementi concreti riguardo alle competenze di literacy e numeracy, lo stock di capitale umano dei diversi Paesi, il legame esistente tra competenze, istruzione, lavoro e più in generale il ruolo svolto dalle competenze nel miglioramento delle prospettive occupazionali e di vita della popolazione adulta.

Questa ricerca fa parte di un progetto più esteso che mira a condurre uno studio ogni 10 anni e si articola in: Ciclo I, realizzato nel periodo 2011-2012 e il Ciclo II (ancora in corso).

Il livello di competenze analizzato dall’indagine PIAAC viene espresso sotto forma di punteggi (in una scala da 0 a 500 punti) riconducibili a 6 diversi livelli di competenze. La finalità dei due cicli è quella di produrre documenti a livello internazionale e nazionale che presentino un’elaborazione dei dati dell’indagine svolta.

La modalità di somministrazione del test ha previsto l’utilizzo di un dispositivo informatico e dunque, di un computer. Il  25% degli intervistati ha dichiarato di non avere le competenze elementari all’uso del suddetto device, mentre il restante 75% ha espresso una certa familiarità con il mezzo. Familiarità che per alcuni, non si è evoluta in particolari abilità informatiche.

Le sezioni di seguito riportate contengono i punti salienti del Ciclo I:

  • Competenze migranti in Italia

Una realtà importante a cui si assiste oggi in Italia, è sicuramente la presenza di uno scenario multietnico, infatti il 9,2% del campione totale dell’indagine è caratterizzato da stranieri “integrati” che hanno deciso di partecipare volontariamente alla ricerca. L’indagine ha preso in considerazione sia i migranti recenti (in Italia da meno di 5 anni) che quelli “stabili” (con un periodo di residenza in Italia superiore ai 5 anni). Per quanto concerne le competenze di literacy (228 punti)e numeracy (231 punti), la percentuale maggiore di stranieri si è collocata al livello 2. Il fattore che maggiormente sembra incidere sulle competenze possedute da questo target della popolazione è il numero di anni di residenza nel paese ospitante e l’età nella quale è avvenuta la migrazione. Tuttavia, un’ulteriore differenziazione nella performance si è manifestata in base al genere, infatti, le donne, con 235 punti, hanno ottenuto punteggi leggermente migliori rispetto agli uomini con 224 punti.

Le categorie maggiormente a rischio si sono dimostrate essere i pensionati, coloro che svolgono lavori domestici non retribuiti e in ultimo chi non è alla ricerca di un’occupazione.

  • Soggetti culturalmente più deboli

La popolazione anziana italiana sembrerebbe risentire della relazione presente tra competenze possedute ed età\ status occupazionale. Le prime, infatti, diminuirebbero maggiormente per chi si ritrova a vivere in una condizione di inattività a seguito di attività lavorative svolte nel passato nelle categorie low skilled. Il 29,2% dei pensionati di età compresa fra i 45 e i 65 anni che erano impegnati in occupazioni della categoria skilled si colloca al livello 3 o superiore della scala di competenza di literacy, analogamente a tale livello, ma con una percentuale nettamente inferiore (8,4%), si collocano coloro che hanno svolto un lavoro nelle categorie semi-skilled e il 6,8% di coloro che hanno svolto un lavoro nelle categorie elementary.

Anche il genere femminile, che al momento della rilevazione ha dichiarato di svolgere un lavoro domestico, è risultato risentire della propria storia lavorativa pregressa. Invero, la percentuale di donne che si collocano al livello 3 o superiore della scala di competenze di literacy è del 27% tra coloro che hanno svolto un’attività lavorativa nei 5 anni precedenti la rilevazione, mentre scende al 9% tra coloro che non hanno mai lavorato.

  • Rischi derivanti dal perdurare della disoccupazione

La disoccupazione di lunga durata può condurre a una diminuzione dei livelli di competenza. Ciò è dimostrabile anche dal fatto che i disoccupati a lungo termine (da più di 12 mesi) ottengono un punteggio medio inferiore rispetto a coloro che sono disoccupati da meno tempo. 

  • Giovani NEET e competenze

Il punteggio più basso riguardo le competenze literacy, più precisamente 242 punti (di 8 punti minore della media nazionale) è stato conseguito dai NEET, giovani tra 16 e i 29 che non lavorano e non cercano un impiego. Solo il 5% di questi raggiunge il livello 3 delle competenze di literacy, dato che assume ancora più valore nel momento del confronto tra i NEET e i loro coetanei che studiano o sono in formazione.

  • Contesti di lavoro

L’indagine ha analizzato sia le competenze possedute dai lavoratori in termini di literacy e numeracy, sia le competenze richieste ed agite nei luoghi di lavoro. Dalle risposte ai test emerge che i due terzi degli occupati non raggiunge il livello 3 in literacy (66,3%).

Importante per questa sezione è il tema del qualification mismatch. In Italia gli over-qualificati sono il 13%, mentre i sotto-qualificati sono oltre il 22%: l’Italia ha infatti la percentuale di sotto-qualificati più alta tra i Paesi partecipanti a PIAAC soprattutto confrontata con la media OCSE-PIAAC che risulta pari a 13%.

Per quanto concerne le percentuali relative allo skill mismatch: in ambito di literacy la media degli over-skilled italiani è di 11,7%, mentre la media degli under-skilled è del 6%. La situazione non è molto diversa per la numeracy: gli over-skilled sono il 12,6%, mentre gli under-skilled sono il 7,5%.

  • Vantaggio della formazione

Percorsi di formazione sempre più motivate dalla volontà di migliorare la propria posizione professionale vengono intrapresi dagli intervistati occupati. Nonostante ciò, la percentuale di partecipazione degli adulti ad attività di formazione è la più bassa tra i Paesi partecipanti a PIAAC, 24% contro il 52% della media OCSE. Coloro che hanno partecipato ad attività di formazione raggiungono livelli di competenza maggiori ai test di proficiency: consistente il numero di persone che raggiunge o supera il livello 3.

Aver preso parte ad attività formative offre un vantaggio in termini di performance che appare più marcato per i titoli di studio dal diploma in su e meno marcato per chi ha titoli di studio di minor importanza.

  • Ruolo della collocazione geografica

È abbastanza variegato il panorama italiano riguardo al livello di competenza, infatti le circostanze differiscono per macroaree territoriali: il Nord-Est e il Centro presentano le percentuali più basse di lavoratori che si collocano al di sotto del livello 3 di competenza (rispettivamente 59,1% e 58,3%) e di lavoratori che si collocano al livello 1 (circa il 18%) a differenza del Sud Italia. Nella parte settentrionale del paese, in particolare nel Nord Est e nel Centro i livelli di proficiency sono più elevati rispetto alla media italiana e rispetto a quelli conseguiti al Sud e nelle Isole. La posizione geografica degli intervistati, dunque, riveste un ruolo importante nella distribuzione di competenze da essi dimostrate.

Il quadro che emerge da questo report fa risaltare una collocazione bassa e dunque, una posizione negativa dell’Italia per diversi sottogruppi analizzati sia dal punto di vista della partecipazione al mercato del lavoro sia da quello dei tassi di occupazione. I risultati confermano un trend al di sotto di quello medio europeo per quanto riguarda la partecipazione al mercato del lavoro della componente femminile, la partecipazione al mercato del lavoro degli over 55 ed il tasso di disoccupazione giovanile. Tali debolezze strutturali del mercato del lavoro influiscono sulla performance complessiva del nostro Paese. Tuttavia, un aspetto incoraggiante si riscontra nella frequenza di utilizzo delle competenze al lavoro ICT e problem solving .

Per aumentare le competenze del personale occupato e per rafforzare l’occupabilità dei lavoratori in questo periodo così delicato, l’Anpal ha progettato uno strumento: il fondo nuove competenze. Attualmente i fondi per presentare le istanze sono esauriti, visto però il successo della misura, sono stati previsti ulteriori stanziamenti.

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