giovedì, novembre 23, 2017
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Il mercato del lavoro e il ruolo delle politiche attive.

immagine sulle politiche attive

Nel fascicolo di settembre dell’Inapp “#lavoro che cambia che fare?” è contenuto un articolo sul convegno “Mercato del lavoro e ruolo delle politiche attive”. Il convegno si è svolto il 27 settembre presso la sede Luiss di Roma e vi hanno partecipato rappresentanti della realtà istituzionale ed esponenti del mondo accademico.

Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ha esposto le misure della prossima legge di bilancio: in particolare si è concentrato sulle manovre riguardo ai giovani e al potenziamento di politiche attive per la riduzione del mismatch tra competenze e professionalità richieste. I punti principali: sgravi fiscali per tre anni per le imprese che assumono giovani sotto i 29 anni; rifinanziamento di Garanzia Giovani per cercare di raggiungere anche i NEET o chi non ha ancora usufruito delle iniziative già introdotte; incentivi per le assunzioni al Sud e per l’apprendistato. (A questo proposito leggi: APPROVATO DAL GOVERNO IL BILANCIO DEL 2018: NUOVI INCENTIVI PER LE ASSUNZIONI DI GIOVANI.)

Maurizio del conte, presidente dell’Anpal, ha analizzato la sperimentazione dell‘assegno di ricollocazione introdotto per ricollocare il lavoratore a livello individuale. L’assegno di ricollocazione rappresenta la prima misura nazionale tra le politiche attive ed è concesso ai disoccupati che percepiscono l’assegno di disoccupazione da almeno quattro mesi. L’assegno può essere utilizzato nei Centri per l’Impiego, che al momento non sono particolarmente validi. Secondo Antonio La Spina, professore di sociologia e valutazione delle politiche pubbliche alla Luiss, i Centri per l’impiego possiedono risorse ridotte e gli operatori non sono preparati; inoltre la competenza delle politiche attive sul lavoro è rimasta in mano alle Regioni, che possono agire in modo non omogeneo sul territorio Nazionale. Per risolvere questo problema è necessario imporre delle direttive comuni e potenziare le risorse umane.

Alessandro Rosina, professore nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, ha trattato delle politiche di welfare. Secondo Rosina queste politiche non si sono modificate, a differenza di ciò che è successo in altri Paesi occidentali, in particolare per quanto riguarda le politiche conciliative del lavoro rispetto al doppio ruolo femminile (mamma e lavoratrice) e al collegamento scuola/formazione e lavoro per i giovani.

Davide Ciferri, professore di econometria alla John Cabot University di Roma, ha sottolineato come l’Italia sia rimasta molto indietro nelle politiche attive, rispetto agli altri Paesi. La Germania già dal 2000 ha proposto riforme per la riduzione della rigidità nel mercato del lavoro. In questo campo l’Italia si è mossa solo recentemente con il jobs act, mentre le politiche attive sono state introdotte da pochissimo e solo a livello sperimentale. La positiva congiuntura economica italiana fa sperare che si possano trovare risorse per attuare le politiche attive.

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