domenica, Aprile 18, 2021
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Pubblicato dall’Anpal il XIX Rapporto sulla formazione continua in Italia

apprendimento formazione anpal

È stato pubblicato sul sito dell’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) il XIX Rapporto che riguarda la Formazione per le persone occupate e adulte in Italia, nel periodo 2017-2018. Il rapporto fornisce a chi lavora nel campo della formazione continua, dati e informazioni per capire come e con quali modalità i nuovi indirizzi programmatici, si concretizzano in servizi e risultati. Questi sono volti ad accrescere la partecipazione della popolazione adulta alla formazione.

ANALISI DELL’EVOLUZIONE DEL CONTESTO EUROPEO E ITALIANO IN AMBITO DI FORMAZIONE CONTINUA

Secondo quanto disposto dagli orientamenti del Consiglio Europeo l’obiettivo prioritario è quello di migliorare l’attrattiva, l’inclusività, l’accessibilità e la flessibilità dell’apprendimento degli adulti. Perciò si raccomanda agli Stati membri di intensificare gli sforzi per migliorare l’accesso a un apprendimento permanente di qualità e creare strategie di invecchiamento attivo che consentano il prolungamento della vita lavorativa.

Occorre anche promuovere sistemi di apprendimento basati sul lavoro, potenziando la formazione professionale e aumentando le opportunità per il riconoscimento e la convalida delle qualifiche e delle competenze acquisite al di fuori dell’istruzione formale.

Tuttavia, nonostante le raccomandazioni, né in Europa né in Italia assistiamo ad un miglioramento delle condizioni di accesso all’apprendimento permanente: la partecipazione appare, infatti, ancora molto influenzata dalle caratteristiche sociodemografiche individuali dei soggetti a cui è rivolta la formazione.

Sono infatti, soprattutto le fasce di popolazione più giovani, istruite con un lavoro qualificato ad essere oggetto di tali misure; mentre la possibilità di essere coinvolti in attività formative diminuisce tra chi è poco istruito, ha superato i 45 anni di età e svolge un lavoro poco qualificato.

AZIENDE E LE LORO NECESSITÀ FORMATIVE

La voce degli investimenti formativi delle imprese italiane, nonostante la consistente crescita registrata negli anni seguenti alla crisi, peggiora la posizione del Paese nella graduatoria europea.

È evidente quindi l’esigenza di innovare profondamente le politiche formative, promuovendo una maggiore integrazione fra istruzione, lavoro e formazione continua. Importante anche affrontare il problema del crescente invecchiamento della forza lavoro, che non richiede soltanto misure mirate alla promozione dell’occupazione ma anche un impegno diverso all’interno dei luoghi di lavoro.

Sarebbe perciò necessario rivedere le impostazioni di policy, con una ridefinizione di finalità, target e obiettivi delle strategie formative, per migliorare l’attrattività della formazione e le opportunità di apprendimento permanente.

LA PARTECIPAZIONE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE

Nel 2017, circa due milioni e 600 mila gli individui di età compresa tra i 25 e i 64 anni (pari quindi al 7,9 per cento della popolazione di riferimento) hanno partecipato in Italia ad attività di istruzione e formazione. Più della metà ha partecipato a corsi di formazione professionale, in maggioranza aziendali e in misura minore organizzati nell’ambito della programmazione regionale.

Tra i motivi della partecipazione prevalgono quelli professionali, e nella maggior parte dei casi i corsi vengono costruiti secondo i bisogni di nuove competenze che scaturiscono dalle trasformazioni del tessuto produttivo a seguito dell’innovazione tecnologica.

Si denota una tendenza che mira a migliorare l’accesso alla formazione degli adulti con un basso livello di competenze, conoscenze e abilità relativamente alle competenze alfabetiche, matematiche e digitali, con il fine ultimo di consentire il conseguimento di una qualifica di livello 3-4 secondo la classificazione EQF (European Qualification Framework).

Nel caso degli occupati si delinea un aumento della domanda di competenze, sia di alto, sia di basso livello. E sul fronte delle aziende, l’esigenza di disporre di un capitale umano qualificato, capace di supportare la domanda di mercati del lavoro dinamici. Si richiede quindi che l’offerta di competenze erogata dai sistemi formativi sia abbastanza flessibile, capace di modificarsi al variare delle esigenze del mercato del lavoro e regolata al fine di massimizzare la corrispondenza con la domanda di professioni sempre più specifiche. Nel settore privato spesso queste attività non danno luogo, ad un riconoscimento formale, essendo per lo più organizzate in contesto lavorativo quando finanziate dal datore di lavoro.

I CONTENUTI PRIORITARI DELLA FORMAZIONE

Per quanto riguarda i contenuti della formazione le competenze informatiche sono considerate essenziali nei piani dei fabbisogni della quasi totalità delle aziende; gli investimenti delle imprese si sono indirizzati anche sulle lingue straniere, probabilmente per l’esigenza di puntare sull’internazionalizzazione.

In tema di competenze di base si rileva la scarsa attenzione delle imprese. Finalità principale della formazione aziendale sembra quella di aggiornare il personale sulle mansioni già svolte, per sempre meno aziende, infatti, la formazione serve principalmente a formare i neoassunti.

La ragione di queste scelte è da ricercare nel fatto che, in misura sempre maggiore, le aziende attingono dal mercato del lavoro per le competenze di cui hanno bisogno principalmente assumendo personale già formato. E questo vale soprattutto per le imprese di piccole e medie dimensioni, che hanno più difficoltà a sobbarcarsi i costi necessari alla formazione del personale neoassunto.

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