lunedì, Ottobre 25, 2021
Learning Italy

RAPPORTO INVALSI 2021

La pandemia, nel nostro paese, non ha avuto ripercussioni negative solo dal punto di vista economico e sanitario, ma anche da quello dell’apprendimento scolastico causando un calo delle competenze scolastiche degli studenti. Dall’analisi dei risultati delle prove invalsi 2021, che si sono svolte nel mese di giugno e che hanno coinvolto circa 2 milioni di studenti, si nota come le competenze scolastiche dei ragazzi siano calate. Le Prove INVALSI 2021 sono le prime prove standardizzate rivolte a tutti gli studenti dopo lo scoppio della pandemia. Rappresentano quindi la prima misurazione su larga scala degli effetti sugli apprendimenti di base conseguiti – in Italiano, Matematica e Inglese – dopo lunghi periodi di sospensione delle lezioni in presenza. In particolare, l’impatto maggiore sull’acquisizione di conoscenze da parte degli studenti si è riscontrato soprattutto presso le medie e le superiori.

Di seguito riportiamo i principali risultati delle prove INVALSI 2021 nelle discipline “Italiano, Matematica e Inglese” confrontati con gli esiti dei monitoraggi del 2019 per tipologia di scuola:

Presenta un quadro alquanto stabile in tutto il territorio nazionale. Si assiste ad un leggero incremento in Italiano degli allievi che si collocano ai livelli più alti di risultato (livelli 4-5-6), situazione opposta invece per matematica che risente di un leggero calo del numero di alunni che raggiungono risultati soddisfacenti.

Le percentuali di studenti che conseguono il livello A1 nella prova di lettura in inglese è del 92%, 82% invece nella prova di ascolto.

Rispetto all’anno di confronto i risultati del 2021 evidenziano un forte calo delle competenze degli studenti in Italiano e Matematica, mentre quelli di inglese permangono stabili. Dunque, a livello nazionale il 39% degli studenti non ha raggiunto il livello di accettabilità in italiano (circa 5% in più rispetto al 2019), mentre quasi la metà degli studenti, ben il 45% non ha raggiunto la sufficienza in Matematica (+6% rispetto al 2019).  Inoltre, il 44% dei ragazzi usciti dal percorso scolastico appena descritto non ha raggiunto le competenze minime (circa 5% in più rispetto al 2019).

 

In tutte le materie le maggiori carenze di apprendimento si registrano tra le categorie di studenti che provengono da contesti socio-economico-culturali più svantaggiati ed inoltre, tra quest’ultimi è diminuita la quota di studenti che hanno risultati più elevati. Infine, come noto, il divario territoriale è sempre in aumento. È infatti nelle regioni del Mezzogiorno che si registrano un maggior numero di allievi complessivamente risultati molto bassi.

Così come sottolineato da Invalsi nella sintesi dei risultati delle prove:

Si riduce quindi alle scuole Medie l’effetto perequativo della scuola sugli studenti che ottengono risultati buoni o molto buoni, nonostante provengano da un ambiente non favorevole (i cosiddetti resilienti).

Rispetto al 2019 i risultati del 2021 di Italiano e Matematica sono più bassi, mentre quelli di Inglese (sia listening sia reading) sono stabili.  I risultati dei monitoraggi per questo grado di istruzione non differiscono pertanto da quelli delle medie. Infatti, il 44% degli studenti non ha raggiunto il livello di accettabilità in italiano (circa 9% in più rispetto al 2019). Inoltre, il 51% dei ragazzi usciti dal percorso scolastico appena descritto non ha raggiunto le competenze minime (circa 9% dell’anno confrontato). In merito alla materia “Inglese” non si è registrata alcuna perdita di apprendimento sia per quanto concerne le competenze di lettura sia per quelle di ascolto.

Rispetto ai risultati ottenuti dagli allievi delle scuole medie, alle scuole superiori il contesto socio-economico pesa molto di più; infatti percentuali del livello d’apprendimento sono quasi doppie tra gli studenti provenienti da un contesto svantaggiato rispetto a chi vive in condizioni di maggiore vantaggio.

Dai dati delle prove invalsi 2021 emerge un’ulteriore problematica, accentuata dalla pandemia covid-19, la dispersione scolastica. Invero, la disponibilità di dati censuari sugli apprendimenti, confrontabili su base nazionale, permette di individuare e di identificare quella categoria di studenti che nonostante termini l’ultimo ciclo scolastico rischia comunque di non possedere le competenze fondamentali necessarie, omologandosi così agli studenti che non hanno terminato la scuola secondaria di secondo grado. Tale tipologia di studenti può essere definita “dispersi impliciti“. Si lega a tale questione anche la recente decisione del MIUR di stanziare 236 milioni di euro per garantire il diritto allo studio tutti gli studenti e le studentesse delle scuole secondarie di I e II grado in condizioni di svantaggio.
Gli allievi implicitamente dispersi non disponendo delle abilità acquisibili con l’apprendimento scolastico troverebbero quindi maggiori difficoltà ad ottenere ad inserirsi lavorativamente nella società.

 Complessivamente, il quadro che emerge dal presente report è piuttosto eterogeneo e mostra un considerevole divario tra Il Nord ed il Sud del paese. Una constatazione meritevole di attenzione è il fatto che la scuola primaria, come anche quella secondaria di primo grado nel Mezzogiorno fatichino maggiormente a garantire uguali opportunità a tutti.

 Infine, il brusco arresto imposto dalla pandemia e gli esiti delle prove INVALSI realizzate quest’anno sottolineano la necessità di attuare strategie urgenti per far riprendere il passo al sistema scolastico italiano.

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