lunedì, Ottobre 21, 2019
Learning Italy

Rapporto OCSE: luci e ombre sull’istruzione italiana

rapporto ocse istruzione italiana. Immagine con libro aperto

L’ultimo rapporto dell’OCSE sull’istruzione italiana fotografa una situazione con poche luci e molte ombre.

Il rapporto dell’OCSE “Uno sguardo sull’istruzione 2019” che riguarda i 36 Paesi avanzati sottolinea per l’Italia vecchi vizi e nuove virtù. Il focus si concentra sull’aumento dei giovani laureati, i corsi di studio più proficui e le potenzialità non sfruttate degli istituti tecnici e professionali. Preoccupa però la questione dei NEET, l’anzianità del corpo docente e la poca spesa per l’istruzione.

Tra le notizie positive c’è l’aumento della quota di 25-34enni che hanno un titolo di istruzione terziaria. In questa fascia di età i laureati sono il 28% rispetto al 19% degli adulti con lo stesso grado d’istruzione. Un dato, quest’ultimo, che relega l’Italia in fondo alla classifica OCSE, in cui la media è del 37%. Nonostante l’impegno però i giovani laureati vedono il loro tasso di occupazione fermo al 67% rispetto all’81% dei colleghi più adulti.

Gli indirizzi che favoriscono un impiego lavorativo sono quelli legati al campo delle scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (discipline STEM). Gli occupati si avvicinano alla media OCSE soprattutto nell’ambito delle tecnologie informatiche e della comunicazione (87%) e nel settore dell’ingegneria, industria manifatturiera ed edilizia (85%). Tuttavia la quota di adulti laureati in questo ramo si attesta solo al 15% rispetto al 29% dei laureati nelle discipline artistiche e umanistiche, che però hanno rispettivamente un tasso di occupazione del 72% e 78%.

Nell’istruzione secondaria gli istituti tecnici e professionali si rivelano percorsi efficaci per trovare lavoro. Infatti la quota di occupati tra i 25-34enni diplomati in questi indirizzi raggiunge il 68%. Una percentuale addirittura superiore a quella dei giovani laureati occupati, al contrario degli altri paesi OCSE dove sono invece i giovani laureati a trovare più facilmente un impiego.

Uno dei dati più preoccupanti riguarda la percentuale dei giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano un corso di formazione, cioè i cosiddetti NEET. I ragazzi italiani tra i 18 e i 24 anni che rientrano in questa categoria sono il 26% rispetto a una media OCSE del 14%. Non va molto meglio per la fascia dei 25-29enni con un livello di istruzione terziaria, dove i NEET sono il 23% e peggio dell’Italia ci sono solo Grecia e Turchia.

Il rapporto OCSE sull’istruzione italiana si sofferma anche sulla professione degli insegnanti, sollecitando un miglioramento delle condizioni di tale ruolo. I nostri docenti sono i più vecchi di tutta l’area OCSE, con la quota maggiore di insegnanti over 50, al 59% nel 2017. Un dato che fa da contraltare al misero 0.5 % dei docenti tra i 25 e i 34 anni. Oltre allo svecchiamento, l’altro versante sul quale intervenire riguarda i salari, in cui il rapporto tra stipendio a fine carriera e stipendio iniziale è 1.5 rispetto all’ 1.7 della media OCSE.

Inoltre l’Italia si conferma fanalino di coda per quanto riguarda la spesa pubblica per l’istruzione. Un dato che conferma pregi e difetti del nostro sistema, che ha bisogno di vari provvedimenti per allinearsi ai Paesi primi della classe.

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