martedì, agosto 14, 2018
Learning Italy

Riforma dell’accreditamento per i servizi al lavoro: una scelta che valorizza la rete.

riforma dell’accreditamento per i servizi al lavoro

Prende il via l’iter per la riforma dell’accreditamento per i servizi al lavoro su base nazionale. Questo significa che in alcune Regioni si potrebbe verificare un inasprimento dei requisiti per entrare nel sistema o per poterci rimanere.

Nel 2015 è stato concepito il disegno di riforma dell’accreditamento per i servizi al lavoro e in generale delle politiche attive italiane (più che una riforma forse un vero inizio…). E nel quadro di una visione unitaria del sistema – non più frammentato su 21 sistemi autonomi regionali – l’accreditamento dei servizi per il lavoro assume la funzione di uno dei pilastri portanti del meccanismo di sostegno alle persone disoccupate e alle imprese.

In sintesi, l’operazione messa in campo si configura come un’omogeneizzazione dei sistemi di accreditamento regionali, a partire dal concetto di standard minimo: criteri minimi uguali per tutti i richiedenti in tutte le regioni, possibilità di aggiungerne ulteriori o di inasprire quelli indicati, tenuta regionale degli Albi, conferimento dati a un elenco nazionale. Le Regioni avranno tempo 12 mesi per adeguare la propria normativa a quella nazionale, indicata dalla riforma dell’accreditamento per i servizi al lavoro.

Gli effetti più interessanti di una scelta di largo respiro come quella intrapresa, dopo quasi 15 anni dalla possibilità legislativa per le Regioni di istituire un proprio Albo, sono rappresentati dalla funzione-stimolo a quelle regioni che fino ad ora non avevano mai istituito il sistema sul proprio territorio. I soggetti accreditati si affiancheranno ai Centri per l’impiego per svolgere quelle funzioni di supporto ai disoccupati affinché possano ritornare al più presto nel mercato del lavoro. Il rapporto con i Centri per l’impiego è stato concepito come un rapporto collaborativo e non di tipo competitivo. I Centri infatti svolgeranno principalmente le funzioni amministrative, mentre gli accreditati le funzioni di supporto alla ricerca attiva del lavoro. Si poteva certamente impostare la collaborazione in modo competitivo con una divisone identica di tutte le funzioni, ma l’esperienza degli ultimi 20 e le risorse impiegate, ha ampiamente dimostrato che gli ex uffici di collocamento sono in grado di essere efficaci solo sul lato amministrativo.

In ultimo è interessante ricordare come finalmente anche l’Italia abbandona un modello basato sull’individualismo in cui il disoccupato viene concepito da solo, cioè privo di una rete di relazioni da valorizzare, e unicamente fruitore di risorse pubbliche al posto della retribuzione, attraverso la mobilitazione dello Stato. Ora, il modello individualista lascia il posto ad un modello “comunitario” in cui la persona disoccupata è concepita in “relazione a”, in cui non è più vergognoso che “gli altri” possano aiutarmi a risolvere un mio problema. Non è più lo Stato che si mobilita, ma è la società che – sollecitata dallo Stato – provvede ad agire. Rappresenta un notevole passo avanti nella direzione nel riconoscimento dell’uomo tutto intero. Fa bene ricordare che alcune Regioni ci erano arrivate già da più di 10 anni. Inoltre – e forse pochi l’hanno notato – tale cambio di rotta – in cui vengono coinvolti i privati – lo si deve ad un governo cosiddetto di sinistra.

Alessandro Panzarasa

 

Cosa ne pensi?