martedì, Dicembre 1, 2020
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TIROCINIO: le disposizioni regionali durante l’emergenza sanitaria

giovani fanno tirocinio con mascherine seduti a colloquio

Uno studio di ADAPT mostra che la maggioranza delle Regioni italiane ha optato per la sospensione dei tirocini durante l’emergenza sanitaria. Alcune hanno disposto l’interruzione o la prosecuzione da remoto. Oggi, dopo un’iniziale chiusura, il tirocinio da remoto sembra una sempre più valida alternativa per salvaguardare il valore formativo del tirocinio. Sebbene i dati a disposizione siano ancora limitati, è interessante vedere come sono stati gestiti i tirocini durante l’emergenza.

Definizione e quadro normativo

Il tirocinio è una misura formativa di politica attiva. Ha lo scopo di permettere ai tirocinanti di applicare le conoscenze teoriche acquisite durante gli studi e confrontarsi con le eventuali differenze tra teoria e pratica. E infine, fare delle scelte professionali basate su esperienze concrete. Queste caratteristiche del tirocinio hanno però avuto delle conseguenze molto importanti sulla gestione dell’attività di tirocinio durante la pandemia globale.

Infatti, il tirocinio non è un rapporto lavorativo, per cui non rientra nelle “comprovate esigenze lavorative” che consentivano gli spostamenti durante la cosiddetta “Fase 1”. A conferma di tale affermazione, si ricorda che l’attività di tirocinio è regolata dalle Linee Guida del 25 maggio 2017 adottate in Conferenza permanente Stato – Regioni, affiancate dalle normative adottate da ciascuna regione. Questo significa, in altre parole, che le regioni hanno avuto libertà di decidere sulla gestione dei tirocini durante l’emergenza.

Le diverse posizioni regionali

Le alternative principali previste dalle regioni sono state due: la sospensione o la prosecuzione da remoto del tirocinio. Entrambe le possibilità hanno come obiettivo la salvaguardia della natura formativa di tale esperienza. Questo intento di tutelare la finalità formativa dell’esperienza ha portato alcune regioni a dichiarare che si potesse svolgere solo in presenza. Mentre per altre, il rispetto dell’accordo di stage era certamente la condizione minima perché si svolgesse il tirocinio, ma proprio per dare continuità all’esperienza formativa doveva restare ammissibile lo svolgimento del tirocinio a distanza. In alcune regioni si anche optato per l’interruzione, misura necessaria nei casi in cui gli obiettivi formativi del tirocinio non potessero essere rispettati.

Tuttavia, con l’evolversi del corso della pandemia molte regioni hanno iniziato a manifestare un cambio di posizione e un atteggiamento di favore nei confronti del cosiddetto smart training, ovvero del tirocinio a distanza. Ma anche in questo caso le posizioni sono state leggermente diverse: alcune regioni hanno permesso la prosecuzione “smart” di quelli già avviati, escludendo la possibilità di attivarne di nuovi. Mentre altre regioni hanno subordinato tale possibilità al fatto che il finanziamento del tirocini arrivasse da una specifica fonte; infatti, i tirocini finanziati da Garanzia Giovani e Dote unica lavoro, in una prima fase, non ammettevano lo svolgimento a distanza.

La Fase 2 e la ripresa

Ad oggi sembra che il tirocinio in presenza sia stato riammesso nella totalità delle regioni italiane. Sembra riammessa anche la possibilità di attivare nuove attività formative/di orientamento in tutte le regioni. Ovviamente ciò deve avvenire garantendo la salute dei tirocinanti: infatti, può essere attivato o riattivato solo nel rispetto di precise condizioni che garantiscono adeguati livelli di protezione, indicati nelle varie linee guida regionali. Ciò non toglie che il tirocinio da remoto possa rappresentare un modo interessante e innovativo di gestire questa attività formativa.

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