sabato, dicembre 15, 2018
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XVI RAPPORTO SULLA FORMAZIONE CONTINUA IN ITALIA

logo_isfolCresce in Italia la partecipazione degli adulti (25-64enni) in attività educative e formative, arrivando a coinvolgere 2,6 milioni di persone con un tasso pari all’8% (dati 2014) rispetto al 10,7% della media UE. Le percentuali più alte si registrano per le donne (8,3%), gli occupati (8,7%), i 25-34enni (14,9%), i laureati (18,7%). Sul piano territoriale il Centro-Nord si conferma come l’area geografica con la maggiore partecipazione, mostrando inoltre un trend positivo più intenso rispetto al Mezzogiorno.

Questi, alcuni dei dati più salienti, del XVI Rapporto sulla Formazione continua in Italia, realizzato dall’Isfol per conto del Ministero del Lavoro e presentato ieri presso la sede del Cnel.

“Un lavoro molto ricco”, ha sottolineato Stefano Sacchi, introducendo i lavori della giornata. Il Rapporto – ha proseguito il Commissario straordinario dell’Isfol – evidenzia il divario che ancora esiste tra il tasso italiano di partecipazione e il target fissato dalla UE, ma i passi in avanti che sta compiendo il nostro Paese sono rilevanti.

Tornando ai dati del Rapporto, illustrato da Davide Premutico, Ricercatore Isfol, emerge che sul piano finanziario la necessità di rispondere all’impatto della crisi economica ha comportato il trasferimento di consistenti quote dalla formazione continua agli ammortizzatori sociali in deroga, per un valore complessivo che nel periodo 2009-15 ha raggiunto oltre 1 miliardo di euro.

In questo quadro, il ruolo dei Fondi interprofessionali si è rafforzato ed essi al momento rappresentano l’unico strumento di finanziamento della formazione continua a livello nazionale. A ottobre 2015 il numero di adesioni ai Fondi si è assestato su circa 930 mila imprese e circa 9,6 milioni di lavoratori. A partire dal 2004 i Fondi interprofessionali hanno gestito complessivamente circa 5,2 miliardi di euro.

“Un sistema di Fondi solido, ben strutturato, rispetto alle aspettative che ha retto anche alle decurtazioni economiche” ha sottolineato il Professore Pier Antonio Varesi, ex Presidente Isfol, e che ha permesso all’Italia di raggiungere alcuni risultati che ci hanno fatto crescere nelle classifiche internazionali.

Il Professor Varesi si è soffermato, inoltre, sul fatto che siano necessarie alcune precondizioni affinché la Formazione  continua in Italia possa dispiegare al meglio i suoi effetti, sottolineando che “non si può non preoccuparsi del fatto che una parte significativa di giovani di età compresa tra i 20 ed i 24 anni non possiede nemmeno una qualifica professionale”.

Sempre dal Rapporto emerge che, entrando nel merito della formazione per i lavoratori e  per le imprese, la proposta formativa è ancora prevalentemente concentrata su ambiti trasversali e intersettoriali o legati agli obblighi di legge. La salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro rimane la tematica più ricorrente.

L’aula rappresenta l’ambiente di apprendimento di gran lunga più utilizzato (nel 76,4% dei piani), con rendimenti inferiori rispetto al training on the job.

Per concludere, molte le sollecitazioni emerse dal dibattito moderato da Claudio Tucci, de “Il Sole 24 ore” sui temi relativi al ruolo dei Fondi dopo il Decreto legislativo 150/15, al tema delle piccole imprese, al tema dell’invecchiamento attivo e della formazione come diritto dei lavoratori. Particolarmente stimolante è stato il dibattito che ha riguardato il ruolo dei Fondi da intermediatori a facilitatori per aiutare le imprese a far emergere le esigenze e fornire servizi.

Le conclusione della giornata sono state affidate al Sottosegretario, On. Luigi Bobba, che nel suo intervento ha voluto evidenziare l’importanza dei tre Rapporti Isfol dedicati alla tema formazione (Apprendistato, Istruzione e Formazione Professionale e Formazione Continua) “che permettono di avere un quadro di valutazione e monitoraggio di alcune politiche pubbliche e capire se gli strumenti e le risorse a disposizione producano o meno i risultati attesi ed eventualmente in ragione di questo intervenire per correggere e modificare le politiche stesse”.

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